
di Carlo Torregrossa
Le piante fanno bene all’ambiente, al nostro ecosistema e, anche a noi. La cura del verde ci rende più felici e creativi. Ma lo sapevi che non tutte le piante sono simpatiche, anzi qualcuna è anche malefica.
Ne ha parlato Francesco Broccolo, insegnante di Agraria, e divulgatore rurale su Instagram. L’incontro si è svolto giovedì, alla Bottega del Libro di Macerata, dove Broccolo ha presentato il suo nuovo libro, edito da Rizzoli, “Piccolo erbario delle piante stronze”. A dialogare con l’autore la titolare della libreria Chiara Tomassetti.

«Io di cognome faccio Broccolo, ero predestinato a vivere in campagna – scherza Francesco – Ho avuto la fortuna di avere una casa in campagna, ma soprattutto dei nonni che mi hanno trasmesso la passione per il verde e, la vita di campagna. Per me sono stati una grande fonte di ispirazione».
Non tutte le piante sono buone
Se prenderci cura delle piante ci fa stare bene, dobbiamo anche fare attenzione, perché non tutti i vegetali sono simpatici.
«Siamo abituati a vedere la natura come bella e buona – spiega Broccolo – Ma non è così, non perché la natura sia cattiva, ma è semplicemente natura. Alcune piante possono avere caratteri tosti o addirittura pericolosi.
Prendiamo ad esempio l’edera, ha un comportamento non troppo simpatico nei confronti delle altre piante. Si arrampica su un albero, creando foglie che a lungo andare coprono la luce alla pianta che muore di inedia.
Ma comunque in natura ha un suo ruolo, è sempreverde quindi offre una casa agli animali, può essere utilizzata per fare il miele. Però se a me contadino, cresce un’edera su un albero di melo, quest’ultimo non produrrà più i frutti, quindi devo togliere l’edera affinché il mio arbusto produca ciò che desidero».

Il vischio parassita, l’ortica, le spine di rosa e dello spina-christi
«Se ti punge una rosa te lo ricordi per una settimana – spiega Broccolo -tra l’altro rappresenta uno dei modi migliori per prendere il tetano».
Le piante non sono distanti dagli esseri umani. Esistono piante accattone, che magari possono essere paragonate a chi ruba la corrente di un’altra persona «come ad esempio il Vischio – spiega Broccolo – che si attacca con le radici su di un’altra pianta succhiandone la linfa. L’unica cosa positiva è che comunque fa la fotosintesi, perché le sue foglie sono verdi».
Altre piante possono fare del male, abbiamo già citato le spine di rosa, ma dobbiamo citare anche quelle della spina-christi, chiamata così perché si pensa che le sue punte siano state utilizzate per creare la corona di spine fatta indossare a Gesù.

L’urticante ortica
Possiamo anche parlare dell’ortica «rilascia l’istamina, una sostanza tossica, la stessa sostanza che produce il nostro corpo quando abbiamo un’attacco allergico, questo ci provoca un’irritazione» specifica Broccolo.

La carota selvatica
Un’altra pianta con cui non scherzare è la carota selvatica, che rilascia sostanze urticanti e quando si secca produce moltissimi semi, che poi sono quelli che si attaccano sulle nostre caviglie o sui nostri animali.

L’acerrimo nemico, Ailanto
La peggiore di tutte però è l’Ailanto, «anche conosciuto come l’amianto della natura – dichiara Broccolo – perché così come l’asbesto è resistente a tutto, non si rovina, non prende fuoco, non si distrugge. In più produce l’ailanthone, utilizzato per diserbare l’apparato radicale delle altre piante.
Inoltre le sue foglie emettono un’odore che allontanano anche gli animali, come insetti impollinatori, o chi si vorrebbe rifugiare sotto le fronde. È una pianta che distrugge la biodiversità, in Svizzera è vietata è ha l’obbligo di rimozione, in Italia purtroppo ancora no».

Piante e progettazione
Per le piante ce bisogno di progettazione e di attenzione, «Purtroppo non si può lasciare tutto allo stato brado – afferma Broccolo, – questo modo di fare sta portando alla morte di molte nostre querce». Ma non solo, anche mettere gli alberi giusti nei posti giusti, fa la differenza. «A Civitanova siamo pieni di palme che però non hanno una loro utilità, non creano ombra, non creano nidi, sarebbe molto meglio metterci un’albero di leccio, che attira anche gli scoiattoli, creando anche un ecosistema».


