martedì, Dicembre 9, 2025

“La febbre del sabato sera” e la forza di rimanere sé stessi

Il musical di Compagnia della Rancia è andato in scena al Teatro Vaccaj di Tolentino. La recensione scritta dalla redazione del progetto "Voci dal teatro"

La febbre del sabato sera, il musical della Compagnia della Rancia
La febbre del sabato sera, il musical della Compagnia della Rancia

Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da sei studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori e alle attrici. Il progetto vede coinvolte Alessia Reggio 5A scientifico, Anita Parrini 5A scientifico, Virginia Bagalini 5A scientifico, Emma Pucciarelli 4B classico, Emma Migliorelli 4B classico, Sofia Baldassini 4B classico sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.

La febbre del sabato sera, la redazione di Voci dal teatro con i protagonisti
La redazione di Voci dal teatro con i protagonisti

La febbre del sabato sera tra musica anni ’70 e balli coinvolgenti

di Alessia Reggio

La febbre del sabato sera” è un musical di Compagnia della Rancia andato in scena dal 20 al 23 novembre al Teatro Vaccaj di Tolentino, date di partenza del tour nazionale dello spettacolo che si protrarrà fino a marzo 2026.

Un irresistibile show che fa scatenare il pubblico sulle note delle canzoni anni ’70 più amate, tra le quali spiccano quelle dei “Bee Gees”: un perfetto adattamento del film dove la narrazione è accompagnata da canzoni in lingua originale e grandi classici tradotti in italiano, per far appassionare il pubblico grazie a performance di ballo dalle coreografie coinvolgenti e allo stesso tempo portare avanti la caratteristica e la tradizione principali della compagnia.

La febbre del sabato sera

Tony Manero, il re della pista

La storia è quella di un diciannovenne italo-americano, Tony Manero, che durante la settimana lavora in un negozio di vernici, ma il sabato sera si scatena in discoteca, la 2001 Odissey, dove è considerato da tutti il re della pista.

Tony e i suoi amici, Bobby, Double J, Joey e Gus incarnano la gioventù di quei tempi, ragazzi con grandi sogni che vivono però nella piccola realtà di Bay Ridge, a Brooklyn, sfondo di profonde discriminazioni e lotte causate dallo scontro tra gang.

Un giorno Tony incontra un’elegantissima ballerina, Stephanie Mangano, e, dalla decisione di partecipare insieme a una competizione di ballo, nasce il loro amore, tra tensioni, scontri, delusioni, rivincite, ma soprattutto tanta musica.

Il ballo come via di fuga

Tony, all’interno del musical va incontro a un’importante crescita personale, soprattutto grazie all’aiuto di suo fratello, Frank Jr, un prete che abbandona l’abito e che farà comprendere a Tony che, come dice in un passaggio drammatico del musical, “c’è chi si toglie la vita anche senza uccidersi”.

Il rapporto tra i due e il racconto del fratello maggiore spingono il protagonista a prendere una posizione, a ribellarsi di fronte alla realtà, a cercare una via di fuga, proprio facendo ciò che più ama: ballare.

 la febbre del sabato sera, il musicalLa disco music per sopravvivere

Il regista, Mauro Simone, è riuscito ad adattare perfettamente questa storia anni ’70 al contesto attuale di una società in cui tutt’ora sembra non esserci spazio per i giovani che inseguono le loro passioni, dove le differenze sono più che mai amplificate e lo scopo principale sembra essere quello di tirare avanti e cercare di uscirne illesi.

Mauro Simone spiega infatti: «Era un periodo molto complicato, c’erano delle gang, la situazione economica e sociale non era delle migliori, e i giovani rispondevano con la disco music: in realtà, la canzone “Staying alive” dice “devi sopravvivere” perché era il motto di quei giovani. Era il modo di quei ragazzi di cercare affermazione e approvazione, di essere qualcuno».

Rimanere sé stessi

Infatti questa non è solo la storia di un giovane che si innamora di un’ambiziosa ragazza desiderosa di fuggire da Brooklyn, ma è la storia di un figlio che non si sente apprezzato dal padre, di un adolescente che perde il suo migliore amico, di un ballerino costretto a reprimere le sue passioni, di un emarginato che non può sperare in un futuro solo perché nato nella parte più povera di New York.

Tutto ciò è narrato e portato avanti alla perfezione grazie a canzoni come “Staying alive”, che nella traduzione recita proprio “buttati nel vortice, cerca la vertigine”, a sottolineare lo sforzo di sopravvivenza di questi ragazzi, schiacciato dalla complicata situazione economico-sociale. Tony, quindi, capisce che non è vero che non è possibile costruirsi un futuro, che se si lotta e si combatte si riesce a sopravvivere e a emergere dalla massa, che è possibile fuggire ed è possibile cambiare le cose solo rimanendo sé stessi, perché «solo facendo ciò in cui si crede si può andare avanti».

 

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