
Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da sei studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori e alle attrici. Il progetto vede coinvolte Alessia Reggio 5A scientifico, Anita Parrini 5A scientifico, Virginia Bagalini 5A scientifico, Emma Pucciarelli 4B classico, Emma Migliorelli 4B classico, Sofia Baldassini 4B classico sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.
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di Sofia Baldassini
“Romeo e Giulietta: l’amore è saltimbanco” è lo spettacolo a cui hanno assistito, durante la mattinata di venerdì 20 febbraio, gli studenti e le studentesse delle classi del triennio dell’I.I.S. Filelfo di Tolentino al teatro Vaccaj.
Si tratta del secondo capitolo di una trilogia (dopo il “Don Chisciotte” e prima de “Il Malato Immaginario”) che narra le avventure di due comici dell’arte realmente esistiti: Girolamo Saltimbeni e Giulio Pasquati.
Due saltimbanchi per Romeo e Giulietta
La lettura di un bando del Doge, che offriva un cospicuo compenso a chiunque avesse messo in scena la migliore rappresentazione di Romeo e Giulietta, induce i due saltimbanchi a inscenare lo spettacolo, cogliendo l’occasione per arricchirsi.

Uno dei due artisti ingaggia una cortigiana nel ruolo di Giulietta, facendo credere all’altro che si tratti di un’attrice professionista: la protagonista dello spettacolo non avrà nulla a che vedere con l’incantevole e graziosa Capuleti della tradizione, creando situazioni paradossali e grottesche.
La narrazione si sviluppa in due archi temporali: quello dei saltimbanchi e della cortigiana che preparano lo spettacolo e quello della tragedia vera e propria, in cui i tre attori interpretano tutti i personaggi shakesperiani: in particolare, la protagonista interpreta contemporaneamente Giulietta e la sua balia in una scena in cui è presente solo lei.
Spazio all’improvvisazione
Il pubblico è parte integrante dello spettacolo: uno studente è persino salito sul palco e, seguendo i suggerimenti degli attori, ha interpretato Romeo nella scena in cui dichiara il proprio amore sotto il balcone di Giulietta.
L’ingrediente dell’improvvisazione fa diventare lo spettatore protagonista: ciò permette alla rappresentazione di essere ogni volta diversa, imprevista ed imprevedibile.
La peculiarità dello spettacolo sta nell’elemento del “tragicomico”: prima si ride per i personaggi anticonvenzionali, subito dopo cala il silenzio con i monologhi dei protagonisti, eco di quelli della tragedia classica.

Durante gli atti terzo e quarto i saltimbanchi strappano accidentalmente il copione della tragedia, non riuscendo più a mettere in scena la parte finale; decidono quindi di continuare la storia improvvisando, seguendo le parole che vengono suggerite dagli spettatori: in questo modo accade che Giulietta perda il proprio gattopardo, un nuovo animale nato da esperimenti scientifici, o che nel suo viaggio per ritrovare Romeo incontri il re “Genuflessione”.
In realtà, l’improvvisazione è studiata e poco, al contrario di quello che potrebbe pensare il pubblico, viene lasciato al caso.
La compagnia di Stivalaccio Teatro, fondata nel 2007 dai due attori dello spettacolo Michele Mori e Marco Zoppello, nasce come teatro di strada, che ha “fatto fare le ossa” agli interpreti abituandoli alla gestione degli imprevisti; Eleonora Marchiori ha interpretato la cortigiana, sostituendo nel ruolo la consueta Veronica Franco.

Questa formazione permette agli attori di interagire con il pubblico e di gestire situazioni impreviste, infatti, ribadiscono: «Siamo abituati, il teatro è anche questo: improvvisazione!».
Un’arte che non si studia nei libri, ma che scaturisce dall’esperienza e dalla sperimentazione di questi “attori di bottega”, artigianali.
Lo spettacolo ci ricorda che la bellezza del teatro consiste in uno spettacolo vivo che coinvolge lo spettatore e lo emoziona.


