
Può un istituto giuridico moderno dialogare con un sonetto del Trecento? La risposta è nel progetto innovativo che sta coinvolgendo la classe 3D del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Macerata. Il percorso, intitolato «Pace non trovo: dal dissidio all’accordo», vede la collaborazione tra l’avvocata Marisa Abbatantuoni, mediatrice commerciale e Familiare dell’Odm di Macerata, Counselor e Coach, e la professoressa Francesca Serafini.
Il ponte tra la Legge 28/2010 e il Canzoniere
L’originalità dell’iniziativa risiede nel conciliare ambiti apparentemente distanti: il rigore del D.Lgs. 28/2010, che disciplina la mediazione civile e commerciale come strumento di deflazione del contenzioso e ricerca dell’accordo, e la profondità lirica di Francesco Petrarca. L’avvocata Abbatantuoni introdurrà i ragazzi e le ragazze ai principi tecnici della mediazione professionale, mostrandone però la radice più profonda: la gestione del conflitto interiore.
Il punto di partenza è il celebre “dissidio” petrarchesco: quel «Pace non trovo, et non ò da far guerra» che descrive perfettamente lo stallo decisionale e il sequestro emotivo. Laddove il diritto moderno interviene per facilitare una transazione, la letteratura ci insegna che il conflitto spesso non è evitabile perché lo abitiamo internamente.
Neuroscienze e Mediazione: una nuova consapevolezza
Il progetto integra inoltre le scoperte delle neuroscienze. Il cervello umano, teatro dello scontro tra il sistema limbico e la corteccia prefrontale, riflette la frammentazione dell’io descritta nelle Rime Sparse dell’opera di Petrarca.
Attraverso gli strumenti del coaching e del counseling, l’avvocata Abbatantuoni guida gli studenti lungo tre tappe fondamentali:
1. Il Riconoscimento: identificare il conflitto endogeno per uscire dal “sequestro emotivo”.
2. L’Accettazione: utilizzare la mentalizzazione per osservare i propri stati mentali senza giudizio.
3. L’Accordo Interiore: trovare quella “finestra di tolleranza” necessaria per abitare le proprie fratture con consapevolezza.
La scuola come laboratorio di pace
L’esperimento didattico ha l’ambizione di trasformare la classe in un laboratorio dove la norma giuridica diventa vita quotidiana. Insegnare ai giovani la mediazione significa fornire loro una bussola per non essere sopraffatti dalle proprie emozioni, dimostrando che tra un’aula di tribunale e una pagina di letteratura esiste un filo conduttore: la necessità umana di ritrovare l’unità nel caos.


