Il Convitto Leopardi raccontato da chi lo ha vissuto

Il progetto “Un Convitto di memorie” trionfa su scala nazionale dopo la presentazione al Convegno di Udine “Scuotere la Storia”. Un successo didattico e civile che riaccende i riflettori sul patrimonio storico ferito dal sisma.

La delegazione della 2C che ha preso parte il 9 giugno alla Conferenza Aiph di Udine 2026 con la prof.ssa Maria Chiara Paparelli (1)
La delegazione della 2C che ha preso parte il 9 giugno alla Conferenza Aiph di Udine 2026 con la prof.ssa Maria Chiara Paparelli

I 160 anni del Convitto Nazionale “Giacomo Leopardi” di Macerata non sono solo la storia di una scuola ma sono un patrimonio di memoria collettiva o possiamo anche dire di Public History.

Lo sanno bene ragazzi e ragazze della 2C e la loro professoressa Maria Chiara Paparelli che hanno lavorato nel corso dell’anno a restituire la storia del Convitto, con le loro “indagini” volte a raccogliere testimonianze, fotografie, oggetti e memorie di chi lo ha vissuto.

Ciceroni di 2C con la prof.ssa  Unimc Elisabetta Patrizi davanti alla Biblioteca storica del Convitto Leopardi
Ciceroni di 2C con la prof.ssa Unimc Elisabetta Patrizi davanti alla Biblioteca storica del Convitto Leopardi

Lo fanno in un momento particolarmente significativo, a dieci anni dal sisma che ha reso la scuola inagibile. Ma nonostante l’edificio non sia accessibile, il suo cuore continua a pulsare e lo spirito della scuola resta vivo stimolando la ricerca e la voglia di dare continuità alla storia dell’istituto.
Il lavoro della 2C ha conquistato il primo premio assoluto nel prestigioso concorso nazionale “Fare storia insieme! Attività e progetti delle scuole”, promosso dall’Aiph (Associazione Italiana di Public History).

La notizia dell’assegnazione del massimo riconoscimento è giunta in questi giorni, a coronamento di un percorso entusiasmante che consacra il progetto “Un Convitto di memorie. Voci e anima del Convitto Nazionale ‘Giacomo Leopardi’ di Macerata raccontate da chi lo ha vissuto” come la migliore esperienza di valorizzazione storica d’Italia per l’anno 2026, superando l’agguerrita concorrenza di istituti da tutta la penisola.

Public History sui banchi di scuola

Il progetto, nato sotto la guida della professoressa Maria Chiara Paparelli (docente di Lettere nella Scuola Secondaria di I grado del Convitto Leopardi), ha coinvolto l’entusiasta classe 2C e si distingue per una metodologia all’avanguardia che applica i principi della Public History direttamente sui banchi di scuola. I risultati del progetto di ricerca sono liberamente accessibili a tutti attraverso un sito ricco di documenti, approfondimenti e dalla grafica accattivante, visionabile a questo link.

Foto Balelli del Convitto Leopardi negli anni '30 di cui la classe 2C ha identificato con precisione anche le persone ritratte
Foto Balelli del Convitto Leopardi negli anni ’30 di cui la classe 2C ha identificato con precisione anche le persone ritratte

Le sue caratteristiche peculiari lo rendono un modello unico a livello nazionale, poggiando su pilastri fondamentali:
● la sinergia scientifica con Unimc: uno dei grandi punti di forza è la stretta collaborazione con l’Università di Macerata, in particolare con il Dipartimento di Scienze della Formazione. Lavorando al fianco delle professoresse Anna Ascenzi ed Elisabetta Patrizi, e partecipando agli “Atlanti della Ricerca” coordinati dal professor Pierluigi Feliciati, gli studenti hanno operato con un altissimo rigore scientifico nell’approccio alle fonti;

● gli studenti-ricercatori: i ragazzi e le ragazze si sono trasformati in veri ricercatori sul campo. Armati di registratori e taccuini, hanno intervistato ex convittori, ex istitutori e storici dipendenti, dai cuochi ai docenti, dai collaboratori scolastici ai segretari, raccogliendo una mole preziosissima di fonti orali inedite relative agli ultimi 100 anni e di dati storici mai finora rilevati, di rilevanza locale e nazionale;

La classe 2C del Convitto Leopardi con la testimone Maria Vittoria Bonugli Miconi (1)
La classe 2C del Convitto Leopardi con la testimone Maria Vittoria Bonugli Miconi

● salvataggio digitale delle fonti: il lavoro ha unito la memoria orale al recupero e alla digitalizzazione di foto storiche, pagelle d’epoca, registri, oggetti e cimeli, salvando un immenso patrimonio documentario dal degrado;

● un ponte tra le generazioni: il progetto ha creato un dialogo profondo tra i giovani e i testimoni del passato, tra cui spicca l’intervista alla novantaseienne Maria Vittoria Bonugli Miconi, figlia del Rettore del Convitto Leopardi degli anni ’30 Filippo Bonugli, di cui è stata riscoperta la figura e la straordinaria caratura storica su scala nazionale;

● l’anima digitale e multimediale: i materiali stanno confluendo in un archivio digitale aperto alla cittadinanza: un sito internet multimediale, attualmente in costruzione e realizzato direttamente dai ragazzi sotto la guida della docente. Un lavoro di altissimo valore civico che si propone come memoria viva e accessibile a tutti.

Una ferita profonda diventa opportunità di riscatto

Ad esprimere la massima soddisfazione per lo storico traguardo è la rettrice e dirigente scolastico del Convitto Alessandra Gattari: «È per me un immenso orgoglio guidare questa realtà scolastica ed educativa, un’istituzione storica che rappresenta un unicum in tutta la regione Marche. Rivolgo le mie più sentite felicitazioni alla docente Paparelli e ai nostri splendidi ragazzi di 2C: hanno saputo trasformare una ferita profonda in un’opportunità di riscatto, dimostrando a livello nazionale che l’anima del Convitto Leopardi è più viva che mai e continua a custodire l’identità civile del nostro territorio».

La classe 2C al lavoro durante la realizzazione del sito (1)
La classe 2C al lavoro durante la realizzazione del sito

L’ufficializzazione del premio arriva dopo un momento cruciale: lo scorso 9 giugno, una delegazione della classe 2C guidata dalla professoressa Paparelli è intervenuta a Udine per partecipare all’affollata VIII Conferenza Nazionale dell’AIPH intitolata “Scuotere la Storia”.

Il lavoro dei ragazzi e delle ragazze maceratesi, selezionato dall’Associazione tra i 32 migliori progetti d’Italia, è stato presentato alla platea nazionale e ai prestigiosi partner dell’evento, tra cui Rai Cultura e Indire. A introdurre sul palco la delegazione del Convitto è stata Anna Cascone della Biblioteca Lasalliana di Roma, che ha tenuto a battesimo l’esposizione del progetto prima del responso definitivo della giuria.

Il Convitto laboratorio vivo di ricerca

A rendere straordinario il successo di Macerata è il valore della Commissione giudicatrice, che riunisce accademici ed esperti di livello internazionale: Gianfranco Bandini (Univ. Firenze), Agostino Bistarelli (già Sapienza di Roma e coordinatore della Bibliografia Storica Nazionale), Elisa Brumat (Univ. Friburgo), Anna Cascone (Museo e Biblioteca Lasalliana), Pamela Giorgi (Archivio storico Indire), Igor Pizzirusso (Ist. Ferruccio Parri), Enrica Salvatori (Univ. Pisa) e Aurora Savelli (Univ. Napoli L’Orientale).

Una delle decine di interviste effettuate in classe dai ragazzi di 2C per il progetto Un Convitto di memorie, qui con la testimone Liliana Piergallini
Una delle decine di interviste effettuate in classe dai ragazzi di 2C per il progetto Un Convitto di memorie, qui con la testimone Liliana Piergallini

Nelle motivazioni ufficiali con cui la giuria ha assegnato il massimo riconoscimento a Macerata si legge:
«L’originalità del percorso progettuale che ha trasformato la storia del Convitto in un laboratorio vivo di ricerca, memoria e cittadinanza. Il progetto ha coinvolto studenti, testimoni, scuola, Università e comunità locale, ricomponendo un patrimonio storico-educativo di grande valore. La commissione ha particolarmente apprezzato l’impianto organizzativo concepito in prospettiva pluriennale e con un’ottica fortemente partecipativa che ha effettivamente consentito di coinvolgere la cittadinanza e di avviare una rete di contatti con ex studenti, personale e cittadini legati a vario titolo alla storia del Convitto».

Insieme al prestigioso riconoscimento, il 1° premio porta al Convitto Nazionale Leopardi una borsa di studio e il diritto esclusivo di apporre su tutti i materiali lo speciale bollino col logo AIPH, certificazione ufficiale di qualità didattica e scientifica.

«Il progetto ha dimostrato – si legge in una nota della scuola – che la storia è uno strumento civile per ricucire le ferite del territorio. Dopo i traumi del sisma del 2016, a dieci anni precisi da quel tragico evento che ha privato la comunità della sede storica del Convitto in Piazza Marconi (oggi ancora inagibile e in attesa di ripristino), gli studenti si sono fatti scudo contro l’oblio e il rischio che la comunità del Convitto, frammentata su più sedi provvisorie nella città, possa perdere, oltre al suo secolare luogo simbolo, anche la sua memoria identitaria.

Foto inedita del Rettore del Convitto Leopardi Filippo Bonugli in alta uniforme davanti alla sede storica di Piazza Marconi negli anni '30
Foto inedita del Rettore del Convitto Leopardi Filippo Bonugli in alta uniforme davanti alla sede storica di Piazza Marconi negli anni ’30

Questo riconoscimento nazionale non è un punto di arrivo, ma linfa vitale per una sfida che va avanti: le macerie della memoria sono state rimosse grazie ai ragazzi, ora la città di Macerata attende con speranza che vengano finalmente ripristinate anche quelle di pietra, restituendo al Convitto la sua casa, che lo custodisce dal lontano 1862».

Come partecipare al progetto

Per chi volesse collaborare attivamente inserendo una propria testimonianza, ricordi, foto o aneddoti legati al Convitto Leopardi, è possibile compilare direttamente questo Modulo Google o seguire i contatti indicati alla pagina “Partecipa” del sito web. Il sito ufficiale del progetto, dove è possibile esplorare l’archivio digitale in crescita, è consultabile a questo link.

L’Aiph e la storia per il grande pubblico

L’AIPH è l’Associazione Nazionale di Public History, che promuove la storia presso il grande pubblico, valorizzando il patrimonio culturale e la memoria collettiva anche attraverso il web e le nuove tecnologie. Il suo prestigioso Comitato Scientifico è presieduto da Andrea Giardina (presidente della Giunta Centrale di Studi Storici) ed è composto dai rappresentanti delle più importanti società storiche e dai massimi esperti di storia e archivi in Italia e in Europa.

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