Cosa racconta Nabucco, una delle opere liriche più famose di Giuseppe Verdi? E perché il coro “Va’, pensiero” è conosciuto in tutto il mondo? Se nelle prossime settimane assisterete allo spettacolo in cartellone allo Sferisterio di Macerata (domani sera alle 21 andrà in scena la prima). Nei giorni scorsi è stato presentato il cast dell’opera e sono emerse delle indiscrezioni su che tipo di spettacolo sarà: un’opera patriottica in un momento in cui la guerra è realtà in diverse parti del mondo. Anche il Nabucco parla di guerra. Ecco una guida semplice per scoprire la storia prima che si alzi il sipario.
Un re potente, due sorelle e un popolo che sogna la libertà
L’opera Nabucco, composta da Giuseppe Verdi nel 1842 su libretto di Temistocle Solera, è ispirata a un racconto della Bibbia.
Il protagonista è Nabucco, il potente re di Babilonia, che conquista Gerusalemme e porta via come prigioniero il popolo ebraico.

Tra i personaggi principali ci sono anche due giovani donne molto diverse: Fenena, figlia di Nabucco, gentile e innamorata di Ismaele; Abigaille, cresciuta come figlia del re ma che scopre di essere nata schiava. Gelosa della sorella e desiderosa di diventare regina, farà di tutto per conquistare il potere.
La scelta di Ismaele cambia tutto
All’inizio della storia gli Ebrei tengono Fenena come ostaggio, sperando così di fermare l’esercito di Nabucco.

Ma Ismaele, che ama Fenena e che un tempo era stato salvato proprio da lei, decide di liberarla. Questa scelta viene vista come un tradimento dal suo popolo, ma nasce dall’amore e dalla gratitudine.
Abigaille vuole il trono
Quando scopre di non essere la vera figlia del re, Abigaille si riempie di rabbia. Approfitta del momento in cui Nabucco è lontano per cercare di prendere il suo posto.
Intanto Fenena decide di aiutare gli Ebrei prigionieri e questo rende ancora più forte l’odio della sorella.
Quando Nabucco torna e pretende addirittura di essere adorato come un dio, un fulmine lo colpisce. Il re perde la ragione e Abigaille si impossessa della corona.
Il coro “Va’, pensiero”
Uno dei momenti più famosi dell’opera arriva quando gli Ebrei, ormai lontani dalla loro terra, cantano il celebre “Va’, pensiero”.
È una canzone piena di nostalgia: ricordano la loro casa, i paesaggi, i luoghi in cui vivevano e sperano un giorno di poter tornare.

Per questo motivo il coro è diventato, nel tempo, un simbolo della libertà e della speranza per tanti popoli.
Il finale: il perdono vince sull’odio
Quando capisce di aver sbagliato, Nabucco cambia profondamente. Chiede perdono, libera gli Ebrei e salva sua figlia Fenena.
Abigaille, invece, comprende troppo tardi il male che ha fatto. Prima di morire chiede perdono e benedice l’amore tra Fenena e Ismaele.
La storia si conclude con un messaggio positivo: anche chi commette errori può cambiare e scegliere il bene.
Un libro illustrato per conoscere Nabucco
Per aiutare bambini e bambine ad avvicinarsi al mondo dell’opera lirica esiste anche un bellissimo libro pubblicato da Eum – Edizioni Università di Macerata.
“Nabucco”, raccontato da Carlo Scheggia e illustrato da Francesco Giustozzi, trasforma la celebre opera in una storia semplice e coinvolgente, ricca di immagini.

Il volume fa parte del progetto “Sferisterio, Lirica a colori“, nato per avvicinare i più piccoli al melodramma attraverso la fantasia, il disegno e la lettura, ricordando che il teatro è un luogo capace di far sognare grandi e piccoli.
Il libro è dedicato “a chi azzera le divisioni e a chi si impegna ogni giorno ad abbattere i muri”, un messaggio che rende questa storia ancora attuale.
Una collana che continua a crescere
Nabucco è uno dei volumi della collana che Eum dedica alle grandi opere liriche rappresentate allo Sferisterio.

Quest’anno la collana si arricchisce con nuovi libri: per ciascuno dei titoli in cartellone saranno pubblicate due versioni, una pensata per bambini e bambine, con testi semplici e coinvolgenti, e una illustrata destinata a un pubblico più ampio.
Un modo speciale per continuare a scoprire la magia dell’opera… anche tra le pagine di un libro.


