di Carolina Bettucci*
A volte le scelte più importanti nascono quasi per caso. È successo anche a Edoardo, giovane studente di Macerata di 26 anni, che ha deciso di partire per l’Erasmus dopo essersi imbattuto nel bando quasi per caso, curioso di vedere le differenze nello studio della sua materia tra Italia e Portogallo. La destinazione? Coimbra, in Portogallo, una delle università più antiche d’Europa e famosa per la sua vivace vita studentesca. Tra cerimonie tradizionali come il Queima das Fitas, uniformi accademiche che ricordano Hogwarts e nuove amicizie da tutto il mondo, l’esperienza si è trasformata presto in qualcosa di molto più profondo di una semplice parentesi universitaria.
«Dopo mesi passati all’estero, – racconta – la percezione dell’Italia e più in generale della realtà in cui era cresciuto, è cambiata parecchio. La varietà di culture, esperienze e punti di vista conosciuti grazie alla rete internazionale di studenti ha messo in discussione molte convinzioni che prima non sembravano neanche lontanamente modificabili. L’estero però – specifica Edoardo – non è sempre il paradiso che immaginiamo: provando a cercare lavoro in Portogallo, ha notato forti somiglianze con l’Italia, verificando in prima persona la situazione economicamente precaria del paese, peggiore della nostra. Tuttavia, ci sono anche esempi positivi: come quello di un professore italiano, il professor Sismondi che, partito da Erasmus, ha costruito una brillante carriera accademica proprio lì. Un vero self made man».
Quando si parla di opportunità lavorative, il confronto con Macerata è inevitabile. «Coimbra mi ha ricordato Macerata- racconta – una città universitaria in un contesto di crisi economica più ampia, dove le possibilità per i giovani ci sono, ma spesso con stipendi bassi e poche prospettive a lungo termine». Secondo Edoardo, l’ambiente maceratese è spesso ancora troppo chiuso e poco pronto a riconoscere il valore delle esperienze all’estero.
Eppure, partire per l’Erasmus in un posto nuovo e con persone nuove quanto diverse da se stessi, rimane un’opportunità unica per crescere, mettersi alla prova e, magari, tornare con la voglia di cambiare qualcosa anche nel proprio territorio.
*Carolina Bettucci, studentessa del liceo scientifico Galilei di Macerata. Articolo scritto nell’ambito del Pcto (ex alternanza scuola lavoro)



