Il rock energico dei Dreamension, la band nata tra i banchi di scuola

Alessandro Antonelli alla voce, Nicola Pieroni al basso, Francesco Piccioni alla batteria, Greta Pagnanelli alla chitarra e seconde voci e Lorenzo Rita alle tastiere. Si sono conosciuti alla Lizard e hanno deciso di creare una identità nuova. Il sogno nel cassetto? Esibirsi con un loro inedito

di Marta Francioni*

I Dreamension sono una band eterogenea: quattro ragazzi e una ragazza tra i 17 e i 18 anni di Macerata, diversi nei gusti musicali ma uniti da una visione comune. Alessandro Antonelli alla voce, Nicola Pieroni al basso, Francesco Piccioni alla batteria, Greta Pagnanelli alla chitarra e seconde voci e Lorenzo Rita alle tastiere si sono conosciuti all’interno del progetto “musica d’insieme” della scuola di musica Lizard, che li ha messi insieme per un’esperienza formativa.

«Dopo il saggio di Natale – raccontano – Alessandro e Greta hanno deciso di proseguire il progetto coinvolgendo anche Francesco e Nicola, con l’obiettivo di creare una band con un’identità nuova. Poco dopo si sono uniti anche Lorenzo e il nostro ex sassofonista Giosuè, che ha dato un prezioso contributo prima di lasciare la band per motivi personali e scolastici».

Il loro sound è un rock energico contaminato dal funk e da influenze molto diverse. Ognuno porta qualcosa di suo: Alessandro ascolta pop britannico e americano (Harry Styles, Taylor Swift), Greta si ispira al rock alternativo (Muse, Extreme) e al blues di John Mayer. Lorenzo porta un tocco vintage con Doors, Beatles e Deep Purple, Francesco aggiunge influenze rap italiane (Lazza, Izi) e Nicola è legato ai Red Hot Chili Peppers e a Jaco Pastorius.

Naturalmente, la diversità genera anche confronti e discussioni. Ma per loro è un valore aggiunto: «Discutiamo ogni giorno sulle cover da scegliere o sulle direzioni musicali da prendere. Ma è proprio da questi confronti che nasce il nostro stile. Le differenze non sono un ostacolo, ma una ricchezza».

Il sogno nel cassetto? «Scrivere un inedito che ci rappresenti davvero e portarlo a suonare davanti a qualcuno, in una piazzetta, in un locale o a qualche festival per emergenti. All’inizio sognavamo le feste di paese, ora ci piacerebbe arrivare un giorno a Sanremo Giovani. Ma soprattutto vogliamo far ascoltare la nostra musica a chi ha voglia di sentire qualcosa di nuovo».

E il messaggio ai coetanei che vorrebbero iniziare un progetto ma si sentono soli o senza possibilità è chiaro: «Anche noi a volte ci sentiamo piccoli e spaventati. Ma il primo passo è provarci. Senza provarci, non si potrà mai sapere cosa si sarebbe potuto ottenere».

*Marta Francioni, studentessa del liceo scientifico Galilei di Macerata. Articolo scritto nell’ambito del percorso di Pcto (ex Alternanza scuola lavoro)

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