
di Alessandra Pierini
Tu conosci i Vincisgrassi? No, non stiamo parlando del piatto tipico della tradizione maceratese, ma sempre di tradizione si tratta.
I Vincisgrassi che vogliamo raccontarti oggi sono un duo comico musicale marchigiano formato da Maurizio Serafini e Luciano Monceri che da trent’anni raccontano l’essenza della marchigianità.
Satira, demenzialità ma soprattutto un realismo tanto amaro che conviene riderci su sono gli ingredienti delle canzoni, degli spettacoli e dei lungometraggi che hanno proposto negli anni.
Le Marche viste dai Vincisgrassi
Un modo scansonato e divertente il loro di rappresentare le Marche e i suoi abitanti ma anche di portare avanti le tradizioni, trasmettere il dialetto ai più giovani e risvegliare l’orgoglio marchigiano.
Con la loro musica e attraverso le gag, raccontano i vizi e le contraddizioni dei marchigiani in uno straordinario spaccato antropologico, cogliendo l’essenza caratteriale di un popolo retrivo, un po’ anarchico, prudente e apparentemente privo di slanci plateali.
Storie a rsumiju
Tra i tanti linguaggi usati dai Vincisgrassi ci sono le “Storie a Rsumiju“. E anche qui, innanzitutto, bisogna spiegare che cos’è “lu rsumiju“.
Con questo termine i maceratesi intendono la fotografia. In italiano sarebbe il rassomiglio dal verbo rassomigliare. Cioè sembrare qualcuno, non esserlo ma sembrare.
La lingua, in questo caso, fa capire l’intenzione piena di sfumature: la copia non sarà mai come l’originale.
Le “Storie a Rsumiju” riprendono una modo molto diffusa in passato, quella dei fotoromanzi, una specie di fumetto in cui i personaggi non sono disegnati ma fotografati.
Dal 2001 al 2010, in prossimità delle festività natalizie, i Vincisgrassi hanno proposto ogni anno, uno dei loro fotoromanzi.

La marchigianità nel cinema statico a fumetti
La loro nuova concezione del “cinema statico a fumetti” prevede innanzitutto l’allontanamento dal cliché romantico a favore di rivisitazioni goliardiche di classici della letteratura o di film particolarmente apprezzati. Per realizzarle i Vincisgrassi si sono avvalsi delle competenze professionali di alcuni amici e delle location più impensate come castelli, forre, discoteche, pinacoteche, chiese, stazioni, boschi, grotte, borghi, università e persino remote lande nepalesi.
La pubblicazione si presenta con un’introduzione degli stessi autori ad ogni fotoromanzo dove vengono narrati gli aneddoti che hanno caratterizzato il backstage, le sceneggiature, le controversie giudiziarie e le vite di molti dei protagonisti. Storie divertenti e uniche che raccontano di tempi liberi e spensierati, di una comunità di amici disposta a tutto e di leggendari pic nic durante i set.
Nel leggere i fotoromanzi si ride di cuore, anche se a volte occorre impegnarsi a interpretare la traslitterazione del dialetto maceratese. Ma se si conoscono le trame dei grandi classici della letteratura e di alcune pellicole tutto si dipana facilmente. Già alcuni titoli parlano chiaro: Chiavatar, Il cognome della Rosa, Il cavallo di Treia, Il codice da Vinci…Sgrassi, Il conte di Montegranaro e così via.

I fotoromanzi 2.0
Quest’anno il duo ha deciso di proporre una versione inedita: si tratta di due grandi volumi illustrati, stampati in edizione limitata dalla casa editrice Ephemeria di Macerata. Dentro ci sono tutti i fotoromanzi comici che il gruppo ha realizzato in dieci anni, a partire dal 2001.
Ma non sono fotoromanzi normali: sono “fotoromanzi 2.0”, cioè moderni, divertenti, irriverenti e assolutamente unici.
Ogni volume ha una copertina rigida, una carta molto curata e contiene anche l’accesso, tramite qr code per vedere “Succo di Marca”, il film che ha reso famoso il gruppo.
Non solo Vincisgrassi
È bene ricordare che i Vincisgrassi non sono solo Vincisgrassi. Maurizio Serafini e Luciano Monceri sono anche gli ideatori del Montelago Celtic Festival, evento dedicato alla musica celtica ma anche al turismo slow, alla vita in mezzo alla natura che richiama ogni anno sui Sibillini migliaia e migliaia di persone.
A loro si deve inoltre il Cammino francescano della Marca che, da amanti del cammino e del territorio, hanno riaperto per poi prendersene cura. Insomma una formazione che da decenni fa tanto per il territorio, per tenere viva la storia e le tradizioni di queste Marche che fanno tanta fatica a raccontarsi e riconoscersi.


