
Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da sei studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori e alle attrici. Il progetto vede coinvolte Alessia Reggio 5A scientifico, Anita Parrini 5A scientifico, Virginia Bagalini 5A scientifico, Emma Pucciarelli 4B classico, Emma Migliorelli 4B classico, Sofia Baldassini 4B classico sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.
***

di Virginia Bagalini
Al Teatro Vaccaj di Tolentino è andata in scena nei giorni scorsi la commedia di Scarpetta “Il medico dei pazzi”, adattata dal regista Leo Muscato.
La compagnia che ha messo in scena lo spettacolo, formatasi appositamente, è composta da attori provenienti da varie regioni d’Italia, tra cui le Marche, i quali hanno saputo interpretare ogni ruolo in dialetto napoletano, facendo conoscere il loro simpatico e stravagante personaggio al pubblico.
La commedia racconta la storia di Ciccillo, un ragazzo andato a Napoli per studiare medicina, o almeno questo è quello che credono gli zii che lo sostengono economicamente da Roccasecca.
La verità è che il giovane ha lasciato da tempo l’università, è sommerso da debiti di gioco tra le antipatie di coloro a cui deve i soldi. Il circolo di bugie e incomprensioni inizia nel momento in cui lo zio di Ciccillo, Felice Sciosciammocca, e sua moglie decidono di andare a trovare il nipote a Napoli per vedere la clinica psichiatrica che il ragazzo ha detto loro di aver fondato.
Ciccillo, non sapendo come fare, decide di far credere agli zii che la pensione Stella, nella quale vive insieme ad altri ospiti alquanto particolari, sia in realtà la sua clinica. Felice, dialogando con gli strani personaggi e trovandosi in bizzarre situazioni crede davvero di star parlando con dei pazzi.

Solo a fine spettacolo la verità viene a galla e Ciccillo sarà costretto a tornare con gli zii a Roccasecca, dove si occuperà dei maiali che allevano.
L’ultima battuta, affidata allo zio Felice, è una chiusa forte e piena di significato che si pone, attraverso l’espediente del metateatro, come domanda direttamente rivolta al pubblico, con lo scopo di sottolineare l’importanza della risata.
Lo spettacolo, infatti, riporta in scena una comicità che ha la fondamentale funzione sociale di prendere in giro i costumi e le abitudini, comicità che al giorno d’oggi rischia di essere sostituita da una che invece è superficiale e priva di significato.
Durante l’intervista Gianfelice Imparato, attore che interpreta Felice Sciosciammocca, ci ha detto: «Per far ridere non bisogna forzare, bisogna essere serissimi e prendere alla lettera ciò che si dice. La comicità ha bisogno di una misura». Viste le risate del pubblico a teatro si può dire che gli attori sono riusciti nel loro intento.

Centrale nello spettacolo è il confine labilissimo nel distinguere il folle dal sano. Proprio per sottolineare questa problematica, che alimenta un dibattito aperto ancora oggi, il regista Leo Muscato ha deciso di adattare il testo ambientandolo negli anni subito successivi alla Legge Basaglia.
È dunque uno spettacolo capace di divertire, ma anche e soprattutto di far nascere riflessioni. Chi è il pazzo? Da chi e per quali criteri viene definito tale? Ha forse una sua funzione sociale?
Queste e tante altre sono le domande con le quali si esce dal teatro dopo aver visto lo spettacolo di Muscato, domande alle quali, forse, una risposta univoca non può essere data.


