
Sbagliare non è una sconfitta. A volte è l’inizio di qualcosa di bellissimo. È questo il messaggio di Anselmo Wannabe, la nuova serie animata creata da Massimo Ottoni, regista di Ascoli Piceno e dalla penna del maceratese Francesco Forti. La voce del maestro è quella dell’attore e personaggio televisivo marchigiano Neri Marcorè.
Tre marchigiani doc per la serie presentata al 55° Giffoni Film Festival ed è composta da 26 episodi di 7 minuti. Da venerdì 16 gennaio è disponibile in boxset – in esclusiva su RaiPlay e in collaborazione con Rai Kids ed è pensata per bambine e bambini tra i 6 e i 9 anni, ma può piacere anche ai grandi.
Chi è Anselmo?
Anselmo ha 11 anni, è timido, curioso e pieno di fantasia. Ogni giorno decide di diventare qualcosa di diverso: cuoco, astronauta, artista, esploratore. Prova, sbaglia, combina guai ma non si arrende mai.

Timido, maldestro e capace di trasformare ogni occasione in un piccolo disastro, Anselmo si appassiona alle cose più disparate, ma fatica a perseverare: è un indeciso cronico, poco popolare tra i compagni di scuola, anche se in fondo vorrebbe essere notato, soprattutto dalla sua adorata compagna di classe Letizia.
Lei è il suo opposto: precisa, diligente, brillante, apprende ogni nuova nozione con facilità ed eccelle in qualunque professione si trovi a sperimentare. Insieme, Anselmo e Letizia vivono avventure sfrenate che mettono in luce le soddisfazioni e le difficoltà dei diversi mestieri, offrendo ai giovani spettatori uno spazio di confronto tra le proprie inclinazioni e le aspettative della società.

La serie ci ricorda una cosa importante: non dobbiamo essere perfetti. Provare, anche quando non riesce tutto, è già un atto di coraggio.
Il Maestro, l’adulto che accompagna
Nel mondo di Anselmo c’è un solo adulto: il Maestro, che ha la voce di Neri Marcorè. Non dà voti, non sgrida, non giudica. Osserva, accompagna e aiuta a capire che sbagliare è normale.
Secondo Marcorè, il Maestro è come una guida gentile: serve a ricordarci che fallire fa parte dell’imparare. Un messaggio importante, a scuola come nella vita.
Un po’ di Anselmo in ognuno di noi
Neri Marcorè racconta di riconoscersi molto in Anselmo: anche lui, da piccolo, aveva tante passioni e non sapeva quale sarebbe diventata la sua strada. Provare cose diverse lo ha aiutato a trovare la sua ed è proprio questo il cuore della serie: seguire la curiosità, senza paura di cambiare idea.

Ogni episodio diventa un piccolo viaggio di scoperta che unisce divertimento, immaginazione e riflessione. La voce narrante è affidata a Neri Marcorè, che accompagna il pubblico in un’esperienza ricca di humor, tenerezza e curiosità. Lo stile grafico, minimalista ed essenziale, è firmato da Francesco Forti: ambienti e personaggi sono costruiti con pochi elementi funzionali alla narrazione, contorni netti e colori delicati che richiamano i toni delle tinte ad acquerello.
Come nasce la serie
Il regista Massimo Ottoni spiega che Anselmo Wannabe nasce da una domanda semplice: “Cosa avrei voluto vedere io da bambino?”.

Attraverso l’animazione, ha voluto raccontare i mestieri non solo per quello che sono, ma per i sogni che ci stanno dietro. Anselmo non cerca di diventare famoso o ricco: cerca qualcosa di più importante, sentirsi realizzato.
E l’intelligenza artificiale?
In una delle puntate si parla anche di intelligenza artificiale. Un tema difficile, raccontato in modo semplice. Secondo Ottoni e il produttore Federico Turani, l’AI è uno strumento utile, ma non può sostituire la creatività umana.
Disegnare, inventare storie, sbagliare e riprovare: queste sono cose che solo le persone possono fare davvero.
Il messaggio finale
Anselmo Wannabe insegna che sbagliare non è un problema, ma un passaggio necessario per crescere. Che si può provare tutto, cambiare, cadere e rialzarsi. Perché, a volte, il vero successo è non smettere mai di provarci.


