«Ho cancellato le app di Instagram e Facebook, ora ho più tempo per i miei desideri»

È possibile allontanarsi dai social? Rendere il nostro tempo più consapevole e di qualità? Lo abbiamo chiesto ad Alice Branchesi di Macerata che questa scelta l'ha fatta

Alice Branchesi

di Carlo Torregrossa

Disinstallare i social network per rendere l’uso del tempo più consapevole. È stata la scelta di Alice Branchesi, operatrice sociale per i centri antiviolenza di Macerata: «Avere tanti stimoli in ambiti differenti non faceva per me – afferma – Ho deciso quindi di disinstallare l’applicazione di Instagram e quella di Facebook, che utilizzo solo da Google un’ora a settimana, per vedere principalmente gli eventi intorno a me o le foto dei miei compagni di Università».
A pochi giorni dalla circolare del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che vieta, a partire da settembre, l’uso dello smartphone alle scuole superiori, proponiamo la scelta di Alice, in controtendenza rispetto al periodo in cui viviamo, dove siamo costantemente immersi all’interno dei social network e spesso bombardati da informazioni, foto o video che subiamo passivamente.

Come è nata questa decisione?
«Non utilizzo più i social da dicembre 2024. Il mio non è stato un discorso di boicottaggio, ma semplicemente non so gestire tutti gli stimoli generati dall’applicazione. Inoltre per me avere instagram rappresentava un modo per perdere tempo. Facebook ad esempio continuo ad utilizzarlo un paio di volte al mese, giusto per vedere gli eventi, le foto e gli amici dell’Università che magari non vedo più. Rappresenta una confort zone.
Per me entrambi i social hanno avuto un utilizzo passivo, inoltre utilizzare il mio tempo in quel modo mi dava sensazioni negative, rendermi conto di aver passato ore della giornata a scrollare i video mi rendeva cosciente del fatto che quelle energie potevano essere utilizzate in maniera differente».

E adesso che non usa più i social?
«Mi sono accorta che da quando non uso più i social il mio tempo è molto più di qualità e consapevole. A volte leggo libri che ho anche scaricato sul telefono, così se ho bisogno di scrollare qualcosa scrollo quello. Oppure ascolto podcast, che tra l’altro mi permettono di selezionare meglio le informazioni, perché so che all’interno dei podcast le informazioni sono scelte e cercano di attivare una parte riflessiva.
Ho voluto fare un Brain rot, eletto termine dell’anno nel 2024, il suo significato è marcescenza del cervello, descrive il deterioramento mentale o intellettuale percepito a causa del consumo eccessivo di contenuti banali online. E mi sono detta, se la società ha dato un nome a questo fenomeno io ne voglio fare parte in maniera passiva o, in maniera attiva? Perciò ho deciso di fare una lotta per il cervello che dopo tre ore di scroll su Instagram è super stressato da contenuti di cui poi fondamentalmente non ha bisogno.»

Alice Branchesi

Che tipo di Podcast ascolta solitamente?
«Oltre a quelli di notizie, come ad esempio Morning o Globo, mi piacciono molto i podcast di storie, come ad esempio Gianni, che racconta le storie di persone uscite dal Manicomio, oppure Soli un podcast che parla delle persone cresciute nella comunità di Osho».

Secondo lei oggi le ragazze e i ragazzi sono più soli?
«Mi rendo conto che sono troppo distante dalla generazione dei giovani di oggi per comprendere cosa significa avere lo smartphone dai tempi delle superiori. Io ero abituata a cercare le informazioni su carta e non mi rendo conto oggi di cosa significhi avere tutte le informazioni a disposizione, maturando poi una selezione di questi interessi. Da una parte rappresenta una grande risorsa se sai cosa ti piace e vuoi approfondire, trovi sicuramente informazioni di qualità, dall’altra parte però bisogna anche imparare a stare bene senza utilizzarli. I social danno l’illusione che qualcuno ti faccia compagnia, dando anche un eccesso di passività, ti sembra di essere in mano a qualcuno o qualcosa che noi sei tu. Rendendo anche più difficile gestire le emozioni, perché lo scrolling sostituisce la possibilità di sentire le emozioni. Invece ho detto Ok, se oggi sono arrabbiata, triste o frustrata, mi sento così, rimango con il mio umore, cercando di elaborare le mie emozioni. Con i social invece non abbiamo un momento con noi stessi».

All’inizio è stata dura?
«In realtà per me è stato facilissimo. Quando ho eliminato dal telefono le app dei social, durante la prima settimana è successo, che in alcuni momenti non sapevo cosa fare, quindi mi chiedevo che cosa voglio fare adesso? Perciò anziché prendere il telefono magari chiamavo qualcuno, lavavo i piatti, mettevo a posto casa, leggevo, mi sono anche rimessa a disegnare. L’importante era fare qualcosa, senza obbligarmi ad aver un risultato positivo, perché lo era già fare qualcosa e non stare al telefono».

Secondo lei i programmi, come ad esempio i timer che ti notificano il tempo passato all’interno delle applicazioni, sono utili?
«All’inizio prima di disinstallare le applicazioni utilizzavo questi timer. Però non mi servivano a nulla, mi notificavano solamente che avevo passato un’ora sui social. Quello che poi facevo io, era chiudere la notifica e rimettermi a scrollare. Dal momento che questo tipo di soluzione per me non funzionava ho deciso di eliminare direttamente le applicazioni. Quello che mi ha aiutato veramente sono stati gli istogrammi del tempo di utilizzo. Visualizzarli tutti i giorni per due settimane mi ha fatto decidere di prendere la scelta di eliminare i social. Quando li osservi e vedi il tempo di utilizzo pensi che quello che hai trascorso nel social è in realtà il tuo tempo. Poi mi sono detta evitiamo di avere contatti con qualcosa che riesco a controllare poco, scegliendo di controllare la radice di questa cosa».

Consiglierebbe questa scelta?
«Direi almeno di sperimentarla. Io lo faccio a 35 anni sapendo qual è il mio equilibrio. Non vado in ansia se sono da sola a casa una sera, non ho bisogno di stimoli ulteriori oltre quelli che già ho. Pensa a cosa potresti fare con quel tempo che invece passi sui social. Dal momento che hai una serie di desideri, (ad esempio dipingere) questi sono sufficienti a motivarti. Potresti fare altro? Allora fallo. Inoltre consiglierei la disconnessione perché crea anche un dialogo con noi stessi. Finché non capisci cosa fare la noia ci sta, ma ci deve essere la volontà di affrontare in maniera diretta il vuoto che si crea».

Cosa consiglierebbe ai giovani?
«Consiglierei loro di osservarsi e osservare se è vero che in quel momento vogliono fare qualche cosa. Chiedersi se è quello che si vuole fare, attivare un dialogo interiore, se è quello che vuoi, allora fallo. Anche per allenare il tuo cervello ad essere utilizzato in maniera differente. I social rappresentano una forma passiva di distribuzione di contenuti e credo che la creatività possa risentirne, assieme all’esposizione delle emozioni. Quando utilizzi i social chiediti se sei sicuro o sicura che non hai altro di meglio da fare. Bisogna osservarsi e aprirsi a possibilità differenti».

Secondo lei le ragazze e i ragazzi sono più dipendenti dalla tecnologia oggi?
«La tecnologia per i giovani rappresenta lo strumento con cui vedono la realtà, rappresentando un mondo oltre che di informazioni, anche di connessioni. Per me la dimensione fisica e reale è stata sempre più importante di quella digitale Mi stupisce come questi strumenti abbiano creato un divario tra la mia generazione degli anni ‘90 e questa generazione».

Cosa ne pensa del fatto che a scuola alle studentesse e agli studenti è proibito utilizzare durante l’orario delle lezioni il telefono?
«In quel momento si allena l’attenzione su un contenuto presente e reale, stare a sentire quello che dice il professore rappresenta anche un’autodisciplina e credo sia giusto allenarla a scuola. Non è detto che però questo sia l’unico modo. La scuola per me non dovrebbe semplicemente negare, ma creare piuttosto modalità costruttive, utilizzare internet e chiedersi come poterlo fare in maniera costruttiva, alimentando un problem-solving, chiedersi cosa succede se non lo uso? Ho veramente difficoltà?»

Sicuramente un utilizzo più consapevole dei social e, un attenzione ulteriore alle nostre emozioni può essere utile. A volte può essere importante prendere un momento per ascoltarci.

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