L’alba dalla Torre dell’orologio aspettando San Giuliano

La sveglia di prima mattina ha permesso a visitatrici e visitatori di prendere parte all'insolita visita promossa da Macerata Culture per ammirare il panorama di Macerata dall'alto con una luce e un atmosfera unica

di Carlo Torregrossa

Durante San Giuliano è tradizione visitare la Torre Civica di Macerata, ma l’avete mai fatto all’alba?
Noi sì, questa mattina. Come abbiamo fatto? Non ci siamo intrufolati dalle strette scale del monumento, ma abbiamo partecipato a un’iniziativa di Macerata Culture, che per tutta l’estate ha realizzato la rassegna: al Museo dall’alba al tramonto, «per visitare i musei di Macerata sotto una luce speciale» si legge all’interno del sito oggi, in concomitanza con l’inizio delle attesissime bancarelle che dalle 14 popoleranno le vie della città, uno dei monumenti più importanti di Macerata, la Torre dell’orologio, è stato aperto al pubblico per una visita alle 5:45 del mattino. Tutte le visitatrici e i visitatori hanno potuto così ammirare uno spettacolo unico nel suo genere.

Torre civica alle 5:30 del mattino

La sveglia è suonata alle cinque di mattina, il ritrovo è stato in Piazza della libertà, proprio sotto la torre. Dopo aver aperto la piccola porta di legno che permette l’accesso all’ingresso della torre è iniziato il viaggio.
Delle strette scale hanno condotto gli ospiti alla prima meraviglia presente all’interno della torre, il meccanismo dell’orologio astronomico, sorto nel 1751, ad opera dei tre fratelli Ranieri, mastri orologiai. Qui Luca Forconi, che ha accompagnato le curiose e i curiosi nella visita, ha spiegato il complesso funzionamento dell’orologio.

Meccanismo dell’orologio astronomico

Entrando all’interno della stanza che contiene il meccanismo dell’orologio si sente ticchettare, è il suono del tempo, oggi alimentato ad energia elettrica. Il motore si occupa di azionare anche il meccanismo che permette alle campane presenti in cima alla torre di azionarsi e suonare in determinate ore del giorno. Ma non solo, si occupa anche di regolare l’uscita del Carosello dei magi, che compare ogni giorno alle 12 e alle 18, un evento che raccoglie ancora adesso moltissimi curiosi e curiose di fronte alla Torre.

L’orologio astronomico, dopo varie battute d’arresto, funzionò quasi ininterrottamente per 200 anni, ma una volta che si ruppe definitivamente nel 1855, nessuno fu più in grado di ripararlo. Fu chiamato ad intervenire Mariano Trivellini, che aveva realizzato l’orologio della Basilica di San Pietro fuori le Mura. Ma nemmeno lui riuscì nell’impresa, per questo motivo subì lo scherno dei maceratesi, che lo canzonarono al suono di «l’orologio di Trivellì non vo’ ji, non vo ji, per fallo camminà serve l’olio de San Giulià».
Trivellini realizzò un nuovo orologio e al posto dell’antico orologio astronomico, venne applicata una lapide dedicata a Vittorio Emanuele II. Salendo ancora altre scale, è possibile ammirare il vecchio meccanismo che muoveva l’orologio di Trivellini. «L’orologio funzionava grazie ad un sistema di contrappesi» spiega Forconi che permettevano di dare la carica al meccanismo, che comunque non era perpetuo. Pertanto qualcuno si doveva di tanto in tanto occupare di ricaricarlo.

Meccanismo orologio Mariano Trivelli

Questo attuale assetto rimase invariato fino al 2015 anno in cui l’antico orologio astronomico fu finalmente rimesso in funzione, ed è ritornato ad occupare la facciata centrale della Torre dei tempi.
L’orologio astronomico non permetteva solo alla popolazione di poter leggere l’ora, ma anche di vedere il segno zodiacale, i pianeti visibili in quel momento (ovviamente in determinate condizioni metereologiche) e soprattutto le fasi lunari, molto importanti per quanto riguarda la coltivazione.

Si prosegue verso la salita, le scale questa volta sono diverse più moderne e gli spazi sono più larghi. Ci sono larghe vetrate ai lati della sala e si possono anche ammirare alcuni fori nel muro di pietra, questi erano utilizzati per posizionare il ponte utilizzato per ancorare i ponteggi durante il corso della costruzione della torre completata nel 1653.
Dopo una ripida scalata si arriva finalmente al tesoro della torre dell’orologio, le scale terminano con un punto panoramico, il più alto della città che permette la vista di tutta Macerata e non solo. Infatti da quell’altezza è possibile vedere Recanati, Porto Recanati, il Conero e tanti altri scorci nascosti e tutti da scoprire. «Molti vengono qui è stanno anche ore a cercare di individuare tutti i punti che si vedono da questo punto.» racconta Forconi
Ma oltre alla visuale, ad essere straordinaria è anche l’ora. Trovarsi in cima al punto più alto di Macerata all’alba, ti fa ammirare la città appena sveglia, che comincia a muoversi e prepararsi per la giornata. In lontananza si vedono delle nuvole, dei fulmini e l’aria è tagliente, la magia e lo stupore sono indescrivibili.

La storia della torre civica

La Torre dell’orologio è alta 64 metri e la sua costruzione risale al 1485.
Il Comune di Macerata incaricò della costruzione il Maestro Matteo d’Ancona. E già nel 1492 la costruzione raggiunse un altezza tale da permetterle l’installazione della campana grossa.I lavori subirono una battuta d’arresto a causa di problemi economici, ma grazie al Maestro Galasso Alghisi da Carpi l’opera completata nella seconda metà del 600.
Alla storia della costruzione della torre si intreccia quella della realizzazione dell’orologio astronomico voluto dai Magnifici Priori i quali volevano realizzare un orologio a beneficio di tutta la comunità. Quest’ultimo venne completato dai 3 fratelli Ranieri nel 1571, ma pochi anni dopo a causa di un fulmine questo smise di funzionare. Dopo una lenta partenza, l’orologio rimase in funzione per 200 anni, fino a quando nel 1855, quando si ruppe definitivamente. nemmeno Mariano Trivelli riuscì a farlo funzionare, quindi si decise di rimuovere l’orologio e mettere al suo posto una lapide in onore di Vittorio Emanuele II
I cittadini e le cittadine di Macerata non si sono rassegnati e nel 2007 firmarono una petizione che voleva riportare l’orologio astronomico lì dove era un tempo. Fu contattato quindi Alberto Gorla, che assieme alla supervisione scientifica del Museo Galilei di Firenze restituirono alla città il 18 aprile 2015 l’antico orologio astronomico posizionato nella sede originaria. Un fiore all’occhiello che oltre a misurare il tempo, offre uno spettacolo visivo spettacolare anche per la presenza, nella parte superiore, del carosello dei magi che compare ogni giorno alle 12 e alle 18. L’uccellino Cesare becca sulla campanella, da questo momento si da il via alla processione, il primo ad uscire dalla piccola porticina di legno è l’angelo con la tromba, seguito dai tre re magi che una volta che passano sotto la statua della madonna col bambino, posizionata in alto, compiono un inchino. Durante tutta la processione l’unica a non muoversi è la statua della madonna, che rimane ferma a simboleggiare la fermezza della fede cristiana.

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