
Colorare carta e sassi con i colori della bandiera palestinese. È l’idea alla base del laboratorio che si è svolto ieri pomeriggio a Macerata, nei giardini di via Ancona, organizzato per iniziativa di una mamma che ha coinvolto amici, amiche e conoscenti.
«Ho pensato di fare qualcosa – spiega – perché mi sembra innaturale rimanere immobile davanti a bambini e bambine che soffrono e muoiono. Il pensiero che tra 20 o 30 anni, i nostri figli e figlie possano chiederci cosa abbiamo fatto noi quando succedevano queste cose e noi dovremo rispondere niente mi crea disagio».
All’invito, nato spontaneamente senza associazioni e organizzazioni, hanno risposto presente molte famiglie con bambini e bambine.
Mentre i genitori si sono confrontati sull’assedio israeliano e la guerra in corso, bambini e bambine hanno utilizzato i loro linguaggi per esprimere emozioni riguardo una situazione di cui direttamente o indirettamente sentono parlare, senza riuscire a comprendere fino in fondo cosa sta succedendo.
A loro mamme e papà hanno parlato della Global Sumud Flotilla, la più grande iniziativa indipendente mai avviata finora per cercare di portare aiuti umanitari ai civili della Striscia di Gaza e rompere l’assedio navale che Israele ha imposto sulla Striscia. Un modo per accendere nei bambini e nelle bambine anche la speranza che qualcosa si possa fare.
Al termine sono stati proprio i giovani partecipanti a chiedere che si trovasse il modo per far arrivare i loro disegni e i loro lavori agli equipaggi, affidando a Cronache Junior la “missione” di diffonderli.
COS’È LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA – La Flotilla è un gruppo di barche su cui viaggiano attivisti e professionisti provenienti da ben 44 Paesi del mondo. Solo dall’Italia partono 25 imbarcazioni, lunghe dai 12 ai 16 metri. La partenza principale è avvenuta da Barcellona, ma alcune barche sono salpate anche da altri porti, come Genova, e altre ancora partiranno dalla Sicilia. Il viaggio però non è semplice: il mare e il meteo possono causare ritardi e soste forzate.
L’obiettivo è incontrarsi nel Mediterraneo orientale (il luogo non è ancora deciso) e tentare di arrivare fino a Gaza, nella Striscia. Le barche trasportano aiuti umanitari, cioè beni di prima necessità come cibo e medicine, e gli organizzatori sperano di aprire un corridoio umanitario per permettere altri rifornimenti. È però un traguardo molto difficile, perché attualmente l’esercito israeliano non permette a nessuna barca non autorizzata di avvicinarsi alle coste di Gaza.
La Global Sumud Flotilla è nata grazie alla collaborazione di quattro organizzazioni internazionali, tra cui la Freedom Flotilla Coalition, che dal 2010 organizza iniziative simili. La parola sumud, in arabo, significa “resistenza” o “perseveranza”, e rappresenta lo spirito di questo progetto.
Oltre a portare aiuti concreti, la Flotilla ha anche un obiettivo politico: far conoscere al mondo le conseguenze del blocco navale israeliano e le difficili condizioni in cui vive la popolazione civile di Gaza. Gli organizzatori sperano che, sensibilizzando l’opinione pubblica, sempre più persone chiedano ai propri governi di fare pressione su Israele per permettere l’arrivo degli aiuti.
(a.p.)



