Dal teatro Vaccaj il consiglio di Elio: «I social sono una scorciatoia ma prima o poi bisogna salire sul palco»

L'artista ha aperto la stagione a Tolentino domenica con il suo nuovo spettacolo “Quando Un Musicista Ride”. La recensione scritta dalla redazione del progetto "Voci dal teatro"

Elio nello spettacolo al Politeama "Quando un musicista ride"
Elio nello spettacolo al Politeama “Quando un musicista ride”

Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da sei studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori. Il progetto vede coinvolti  Alessia Reggio 5A scientifico, Anita Parrini 5A scientifico, Virginia Bagalini 5A scientifico, Emma Pucciarelli 4B classico, Emma Migliorelli 4B classico, Sofia Baldassini 4B classico sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.

Elio nello spettacolo al Politeama "Quando un musicista ride"

La recensione

di Sofia Baldassini ed Emma Pucciarelli

Stefano Belisari, in arte Elio, ha aperto la stagione del Teatro Nicola Vaccaj di Tolentino domenica 26 ottobre con il suo nuovo spettacolo “Quando Un Musicista Ride”, acclamato dal pubblico della serata.

Musica e umorismo si sono divisi il palco, in cui Elio si è esibito in un cabaret musicale a sfondo retrò, accompagnato dai musicisti Alberto Tafuri al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Marinelli al basso e contrabbasso, Matteo Zecchi al sassofono e Giulio Tullio al trombone.

Elio e la sua band hanno brillato agli occhi degli spettatori: ciascuno vestito di un unico, intenso colore, dalla cravatta alle scarpe. Nella scenografia minimalista è spiccato l’indaco di Elio e l’arancione, il porpora, il rosso, il magenta e il giallo della band.
Elio nello spettacolo al Politeama "Quando un musicista ride"

L’idea di base, nata sulla scia del precedente spettacolo “Ci vuole orecchio”, incentrato sui brani di Enzo Jannacci, è quella di raccontare il mondo degli anni Sessanta e Settanta attraverso le canzoni degli autori del teatro italiano più rappresentativi dell’epoca.

Εlio riporta sul palco alcune canzoni di Jannacci, ma anche di Giorgio Gaber, de I Gufi, di Fo, di Felice Andreasi, di Cochi e Renato; tutti artisti eccentrici, controcorrente, perfetti per far rivivere alle nuove generazioni i valori di un complesso mondo ormai perduto.

La nostalgia di quel tempo è messa in scena da Elio che, grazie all’aiuto di accattivanti canzoni goliardiche, è riuscito a riportare sul palco utopie, sogni, contraddizioni, ribellioni e libertà di un mondo sempre in movimento, irrequieto.

Uno spettacolo su tematiche attualissime e scomode. Le “frecciatine”, travestite da scherzi, sono rivolte ad argomenti spinosi, come la lotta tra le grandi industrie commerciali, l’evasione fiscale e le sue conseguenze, la smania di essere desiderati.

“Satura tota nostra est”, disse lo scrittore latino Quintiliano, “la satira è tutta nostra”: è il nostro genere, e questo viene mostrato perfettamente da Elio tramite denunce che emergono da risa e applausi: il carnevalesco è da sempre il metodo migliore per portare alla luce le problematiche della società, per riportarle sotto l’illusione e il conforto della commedia.

Elio con la redazione di Voci dal teatro
Elio con la redazione di Voci dal teatro

Il consiglio di Elio

Ancora una volta Elio si dimostra un artista a trecentosessanta gradi.
Alla nostra domanda riguardo quale sia il consiglio da dare ai giovani, l’artista risponde che la sua è stata un’epoca in cui non c’era la possibilità di affermarsi in altro modo, se non quello di mettersi in gioco. Al contrario, i giovani d’oggi vivono in un’epoca in cui c’è la grandissima scorciatoia dei social, ma, prima o poi, tutti dovranno “salire su un palcoscenico”.

Il consiglio di Elio è quindi di mettersi alla prova quanto prima possibile, in tutto, perché attraverso questo sforzo si impareranno cose che nessuno può insegnare. Uno spettacolo di grande intelligenza, che mostra il talento di chi è in grado di far ridere e, allo stesso tempo, far riflettere.

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1 COMMENT

  1. Pienamente ragione… Io, come esperienza personale, non ho mai recitato sul palcoscenico. Però, prendendo come esempio l’esperienza degli attori di teatro passati al cinema, ho notato la differenza. Imparare a recitare dal palcoscenico è non solo una grossa occasione di cultura, ma pure come formazione mentale per affrontare una comunicazione con gli “altri”, sia con una singola persona, sia con un gruppo di persone. E’ una formazione per la vita, che ha come veicolo la “comunicazione”. Una comunicazione con l'”affinità” e con la “realtà” della persona: abilità senza le quali non ottieni una buona comunicazione. Esattamente come avviene quando si calca il palcoscenico: se non entri in “affinità”, rispettando la “realtà” del pubblico, tu non hai una buona comunicazione con il pubblico e toppi.

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