
di Alessandra Pierini
Un palloncino rosso si è staccato dal suo filo ed è salito al cielo. Una macchia rossa nel cielo plumbeo di questa mattina. Una immagine semplice ma profondamente iconica. Di certo una casualità ma al tempo stesso un segnale di partecipazione da parte dall’universo al corteo di 550 studenti dell’Ipsia Frau e dell’istituto Filelfo, che hanno voluto ricordare questa mattina a Tolentino Gentiana Kopili, vittima di femminicidio.
Per farlo, con lo slogan “Dimenticare=uccidere di nuovo” hanno scelto un luogo profondamente significativo ed emozionante: la panchina colorata di rosso in via Benadduci dove Kopili è stata uccisa dall’ex marito arrivato in monopattino.
Dopo averla accoltellata, all’ora di cena, mentre era in onda il telegiornale della sera, quell’uomo si è seduto proprio su quella panchina, oggi colorata di rosso e arricchita dai lavori di studenti e studentesse che hanno interpretato la violenza di genere in ogni modo, ribadendo il loro “No more”.
Proprio su quella panchina, dopo la lettura della tragedia, si è seduto questa mattina uno degli studenti. Davanti a lui ballerine vestite di bianco, inafferrabili e al tempo stesse toccate dalla violenza e dalle sue conseguenze fino ad un momento di rinascita.

Arte, pensieri e creatività contro la violenza
La manifestazione non è stata solo un corteo: davanti alla panchina di Gentiana Kopili, esibizioni musicali, momenti di danza e letture hanno ricordato con forza ed emozionando i presenti il terribile femminicidio.
Gli studenti delle classi quinte hanno preparato disegni e illustrazioni, sculture, grafiche e tele, testi e riflessioni e alcuni contenuti realizzati anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.
Tutte opere nate per raccontare il rifiuto della violenza, non solo quella fisica, ma anche psicologica, spesso più difficile da vedere ma altrettanto dolorosa. Un omaggio alla loro concittadina uccisa in una strada della loro città.
La manifestazione si è conclusa in piazza della Libertà dove sono stati eseguiti brani musicali e alcune coreografie.

La voce delle scuole
Il dirigente scolastico del Filelfo, Donato Romano, ha spiegato che l’evento nasce dal desiderio degli studenti stessi di far sentire la loro voce:
«Gentiana è stata barbaramente uccisa e il modo migliore per ricordarla è trasformare questa tragedia in un messaggio educativo. Studenti e studentesse hanno organizzato un’iniziativa che vuole essere un monito perenne: ognuno deve fare la propria parte, insieme alla comunità educante. Il futuro della nostra società si fonda sulla legalità e sulla cultura del rispetto».

Le parole del sindaco e dell’amministrazione
Alla manifestazione era presente anche l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Mauro Sclavi:
«Non so perché accadono queste cose. Ma storie, pensieri, musica — come quelli che avete portato oggi — aiutano a ricordare che il cambiamento comincia da ciascuno di noi. Sono orgoglioso di essere il sindaco di una comunità che ha scelto di esserci».
Il sindaco ha ricordato anche un momento simbolico: quando Gentiana venne uccisa, «mentre nei palazzi di fronte qualcuno guardava il telegiornale». Per questo, nel parco, è stato piantato anche un ulivo della pace, per dire che ogni vita merita ascolto e protezione.
Un messaggio che resta
La marcia di oggi è stata un momento di unità e responsabilità. I ragazzi e le ragazze hanno ribadito che chiedere aiuto è possibile, che nessuno deve sentirsi solo, e che la violenza si combatte anche con le parole, con l’educazione, con il coraggio di parlare.
E soprattutto con scelte quotidiane di rispetto.
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