
di Alessandra Pierini
Babbo Natale si è calato dal tetto dell’ospedale di Macerata ed è entrato nel reparto di Pediatria dalla finestra della sala d’attesa. Un gesto atletico molto molto simile a quello che il “vero” Babbo Natale compie la notte della Vigilia ma lo spirito con cui lo hanno compito i pompieri di Macerata supera la fantasia e diventa concreto nella ferma volontà di volere essere vicini, in prossimità delle feste, proprio a quei bambini e a quelle bambine che sono costretti a un degenza in ospedale.

Babbo Natale riscalda cuori
Così questa mattina, si è ripetuto per la seconda volta (la prima a dicembre 2024) un momento di condivisione e comunità capace di riscaldare cuori e portare gioia dove è più difficile.
I Vigili del fuoco hanno consegnato i doni offerti da Clementoni, azienda di Recanati che produce giocattoli, a piccoli e piccole degenti. In totale 6 bimbi e bimbe in Pediatria, 3 in Neonatologia e una decina i neonati e le neonate venuti alla luce negli ultimi giorni.
Con il Santa Claus dei vigili del fuoco, dotato di divisa, da Babbo Natale naturalmente, ed elmetto, è arrivata anche Maya, labrador addestrata per la ricerca di persone scomparse.

Un gesto che unisce pezzi di comunità
«Siamo molto felici di essere qui – ha detto il vice comandante dei Vigili del fuoco Davide Paoloni – Si tratta di una iniziativa avviata lo scorso anno e che abbiamo voluto fortemente ripetere, anche grazie alla Clementoni che ha sposato l’iniziativa. Noi vigili del fuoco siamo anche Ambasciatori Unicef e ci è sembrato naturale essere qui e dare il nostro supporto, anche tecnico, per alleviare la degenza di questi piccoli. Speriamo di portarlo avanti a lungo».
Ad accogliere i vigili del fuoco il personale del reparto, compresa la caposala Anastasia Vita e la primaria Martina Fornaro: «Questa mattinata è per noi un regalo grande, i vigili del fuoco mettono un grande cuore nello stare con noi in questa giornata. Il loro è un gesto che va oltre l’obbligo e unisce pezzi di comunità che se ne prendono cura in modo diverso. Ci sentiamo protetti, tanto più che ci hanno lasciato un loro elmetto come segno di vicinanza e continuità».




