
di Carlo Torregrossa
Quanti e quante di noi utilizzano l’intelligenza artificiale?
Anche Sergio Cutrona, presidente del tribunale per i minori di Ancona la usa e da subito ne ha compreso le potenzialità ma anche le problematiche.
Da queste riflessioni nasce il suo libro “Luci e ombre dell’intelligenza artificiale” (Edizioni Nisroch) presentato ieri all’Università di Macerata, durante il ciclo di seminari Med(Ia) e società organizzati dal docente UniMc Giacomo Buoncompagni. «Cutrona all’interno del suo libro affronta un tema che ci riguarda tutte e tutti anche da un punto di vista generazionale» afferma Buoncompagni.
I molti usi dell’Intelligenza artificiale
Ma perché un giudice si interessa così tanto alla tecnologia?
«Io amo la tecnologia a trecentosessanta gradi – afferma Cutrona – ho tre telefoni, faccio paragoni tra le intelligenze artificiali, analizzando quello che mi dice una con l’altra, ma ciò che mi interessa di più è il benessere degli esseri umani».
Grazie alla grande portata dell’intelligenza artificiale le nostre vite sono più veloci, tante operazioni che prima facevamo da soli, ora sono automatiche. Pensiamo alle traduzioni, i calcoli o semplicemente un aiuto su come sostituire la lampadina del forno di casa.
«Ho utilizzato l’Ia per migliorare le mie abitudini alimentari, mi piace utilizzarla anche per fare dei ragionamenti, per interrogarmi su qualcosa».
Eppure Cutrona all’inizio era diffidente nei confronti di Chat Gpt, per lui era quasi una sfida «gli facevo dei semplici test di intelligenza per bambini, che però la macchina non riusciva a risolvere, quindi la prendevo in giro». Ma se le prime versioni del chatbot aveva dei limiti, questi ultimi sono stati ampliamente colmati dalle versioni successive, in particolare dall’arrivo della 4.0.
«Oggi l’Intelligenza artificiale è in grado di ragionare come un essere umano e, in alcuni casi anche in maniera più approfondita». Ogni chat bot (da Google Gemini a Chat gpt passando per Copilot e tanti altri) hanno i propri algoritmi e i propri modi di comunicare con l’essere umano: «Ultimamente il tono che utilizza ChatGPT è quello di una mamma preoccupata, ti dice sempre che quello che fai va bene, ma aggiunge sempre di fare attenzione».
Aldilà del modo in cui le macchine rispondono all’essere umano queste ultime permettono di svolgere milioni di compiti. Oggi questo tipo di tecnologia è sempre più integrata, la vediamo all’interno di motori di ricerca, servizi di video streaming e anche nelle automobili.
Non è tutto oro quello che luccica
Ci sono però delle ombre intorno a questo tipo di tecnologia perché l’intelligenza artificiale è in grado di sostituire, almeno in parte, l’essere umano. Pensiamo al lavoro di traduttore, fra poco probabilmente scomparirà, così come tanti altri lavori. «Già parliamo di dark factory, ovvero delle fabbriche automatizzate in cui all’interno ci sono solamente bracci meccanici che lavorano. Questi luoghi sono potenzialmente anche pericolosi per l’essere umano, a cui è vietato l’ingresso». Alcune persone possono arrivare ad utilizzare l’Ia anche come servizio di consulenza psicologica, con tutti i rischi che questo comporta.

L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per scopi militari e anche per profilare le persone: «È uno strumento molto potente, è la più grande invenzione dell’essere umano, ma potrebbe anche condurci all’estinzione. Il mio editore mi ha sconsigliato di dire così perché secondo lui spavento le persone, io non voglio spaventare nessuno, soprattutto i giovani – sottolinea Cutrona – ma è l’uso che l’essere umano fa che da una connotazione positiva o negativa dello strumento».
Verso un utilizzo etico
Per questo si deve imporre un utilizzo etico dell’intelligenza artificiale.
Va bene come strumento di lavoro: «Ma non per metterla a servizio di scopi meschini».
Questo tipo di tecnologia dovrebbe avere un Codice etico, l’Unione Europea si sta muovendo in questo campo: «Di fatto l’emanazione dell’Ai Act del 2025 prevede che l’intelligenza artificiale venga dotata di codici uniformi di carattere etico». Uniformità che oggi non esiste tra i vari chat bot esistenti, se ChatGPT rifiuta di rispondere a qualcosa, posso chiedere a Gemini o Copilot e probabilmente eseguiranno il compito, per questo serve che ci sia un etica comune a tutte le intelligenze artificiali, che viaggi sugli stessi binari e sulle giuste frequenze.
L’intelligenza artificiale è uno strumento, è come tutti gli strumenti deve essere utilizzato con consapevolezza: «Usiamo l’intelligenza artificiale ma non permettiamo usi impropri, questo è il mio messaggio di speranza».


