
di Alessandra Pierini
Quattro amici che si uniscono per combattere un tiranno. È questo il tema attualissimo del corto animato “Gorath:il tiranno puzzone” creato dallo street artist maceratese Carlo Cicarè, in arte Morden Gore, e dal figlio di quattro anni Riccardo.
Una tradizione familiare
«L’idea del corto animato nasce da una “tradizione familiare” – spiega – durante le vacanze di Natale, ormai da tre anni, io e mio figlio Richi passiamo molto tempo a inventare storie insieme e a trasformarle in qualcosa di concreto».

Un modo si passare del tempo insieme che ha preso concretezza: «Due anni fa, quando aveva solo due anni, abbiamo scritto una storia semplicissima sull’importanza delle connessioni familiari, indipendentemente dalla loro forma o dal loro aspetto. Io la traducevo in disegni e gliela leggevo come fosse un libro illustrato; gli piaceva così tanto che decidemmo di stamparla e farne un piccolo libretto, molto amatoriale ma sentito».
Il secondo libro

Un progetto che li ha incoraggiati ad andare avanti: «L’anno successivo – ricorda Morden Gore – abbiamo alzato un po’ l’asticella: abbiamo scritto una nuova storia sul coraggio, ispirata liberamente a un racconto di Sepúlveda, e l’abbiamo trasformata in un vero libro, stampato con copertina rigida e una maggiore cura grafica».
La preistoria per capire l’attualità
Quest’anno la decisione di spingersi oltre e provare a realizzare un corto animato.
«Tutti e tre i progetti sono ambientati in un mondo preistorico – fa notare lo street artist – Richi è un grande appassionato di dinosauri e, per renderlo ancora più coinvolto, il protagonista delle storie è sempre lui».
Il corto approccia addirittura alla filosofia, oltre che essere molto sul pezzo rispetto alle vicende che stanno interessando il mondo intero di questi tempi.

«La trama di “Gorath: il tiranno puzzone” nasce da una riflessione più ampia.
Prende ispirazione, per grandi linee, da alcuni concetti centrali del pensiero di Marx ed Engels: l’importanza dell’unione, della solidarietà e della presa di coscienza collettiva di fronte a chi esercita il potere solo per dominare. Ovviamente tutto questo viene tradotto in una forma narrativa semplice e ironica: un tiranno che opprime un popolo che, in realtà, vorrebbe solo vivere in pace.
La storia è stata impostata da me, ma Richi ha contribuito in modo decisivo, apportando modifiche, trovando soluzioni più dirette e spesso più giuste di quelle che avevo pensato io. In questo senso il racconto è davvero il risultato di uno scambio, non di un’imposizione dall’alto».
Un corto tra sperimentazione tecnologica e vecchi sistemi
A dare una mano quest’anno è intervenuta anche la tecnologia: «Dal punto di vista produttivo, il corto è anche una sperimentazione tecnologica. Essendo molto appassionato di tecnologia applicata all’arte, circa il 90% del progetto è stato realizzato utilizzando diversi strumenti di intelligenza artificiale: dalla creazione dei personaggi alle animazioni, dalle musiche alle voci, con l’unica eccezione della voce di Richi, che si è doppiato da solo. Il restante 10%, montaggio e missaggio, è stato fatto in modo tradizionale, “alla vecchia maniera”».

Riccardo ha avuto un suo ruolo ben definito, «lui è il direttore creativo» sottolinea Morden Gore, è lui che indica la strada.
«Richi ha seguito ogni fase del processo creativo. Ha partecipato attivamente alle scelte stilistiche: dal look dei personaggi (3 suoi amici) alle ambientazioni, dai dialoghi alle musiche. Se fosse stata una produzione cinematografica vera e propria, probabilmente lui sarebbe stato l’art director».
Il cambiamento è nel riconoscersi comunità
Il cortometraggio (spoiler: a lieto fine) non pretende di avere una morale ma di certo insegna qualcosa. «La chiave di lettura più profonda del corto – conclude il papà street artist – è filosofica, anche se raccontata in modo semplice.
Gorath parla del potere e di come spesso funzioni solo finché chi lo subisce si sente solo. Nel momento in cui i personaggi iniziano a riconoscersi come comunità, il potere del tiranno si sgonfia. È un’idea molto cara a Marx: il cambiamento non nasce dall’eroe solitario, ma dalla consapevolezza collettiva.
Raccontata ai bambini e alle bambine, questa diventa una lezione elementare ma fondamentale: stare insieme, aiutarsi e non accettare come “naturale” ciò che è ingiusto. Non è una storia contro qualcuno, ma una storia a favore di qualcosa: della collaborazione, dell’empatia e della possibilità di immaginare un mondo più equo, anche partendo da un Tirannosauro puzzone. Quanto mai attuale».
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