di Carlo Torregrossa
L’opera è uno spettacolo entusiasmante di per sé, ma pensa poterla vivere tra le vie della tua città. Questo è quello che succede in questi giorni a Macerata dove l’associazione Astrifiammante, in collaborazione con l’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Macerata, i Servizi sociali di Macerata e il progetto In-Opera, ha permesso ad un nutrito gruppo di persone di poter immergersi nella storia de Il trovatore di Giuseppe Verdi.
Il tutto si è svolto tra le vie e i vicoli del centro di Macerata, grazie al disegno sonoro e testi curati da Riccardo Tabilio e la voce narrante di Michele Pirani, direttore artistico e presidente dell’associazione Astrifiammante. È stato un momento in cui le ascoltatrici e gli ascoltatori hanno vissuto in maniera immersiva il dramma di Verdi.
Una esperienza talmente piaciuta che l’organizzazione ha deciso di aggiungere due date. Sarà quindi possibile prendere parte al Trovatore Audiotour anche il 3 e il 7 agosto, sempre alle 21.
Uno spettacolo che fa bruciare calorie
Il gruppo di ascolto de Il trovatore parte da Piazza Nazzario Sauro. Si parte di sera, verso le 9, il ritrovo è di fronte allo Sferisterio tutto illuminato. Ad attendere molte persone che indossano delle cuffie. A vederle da fuori sembrano quasi alieni ma in realtà sono concentrati nell’ascolto.

L’idea? Quella di immergersi nella storia de Il trovatore, ma farlo per le vie della città: «Il primo spettacolo teatrale che fa anche bruciare delle calorie» come afferma la voce narrante di Pirani. Lo spettacolo è immersivo non solo perché si svolge tra le vie del centro di Macerata, ma anche perché richiede alle persone presenti di fare delle azioni: correre, marciare, cantare, condurre o interpretare uno dei personaggi della storia.
Trovatore, intrighi amore e dolore
Di colpo le vie e i vicoli di Macerata si trasformano nella Spagna del XV secolo dove si svolge la storia de Il Trovatore di Verdi. Una storia di intrighi, amore e dolore.
I protagonisti sono quattro: Manrico, anche conosciuto come il trovatore, Il Conte di Luna, Leonora e Azucena. Partiamo proprio da lei, che è la figlia di una zingara, accusata di stregoneria e bruciata al rogo proprio dal padre del Conte di Luna. Azucena, per vendicare la madre, lancia nello stesso rogo un bambino, il figlio del Conte.
Però poi si accorge dell’errore, presa dalla foga aveva gettato nelle fiamme il suo bambino e non il figlio del Conte. Perciò, decide da quel momento in poi di allevare quel neonato come fosse suo figlio. Poi passano gli anni e questa storia della zingara, diventa quasi una leggenda per tutta la città. Nel frattempo, il gruppo di ascoltatori e ascoltatrice vive l’esecuzione della madre di Azucena, ascoltando tutta la leggenda, in Piazza Mazzini, in cerchio e sembra proprio di essere la ad assistere al rogo.
Leonora Manrico e Il conte, l’intreccio amoroso
Si prosegue poi verso Vicolo Crispi, la storia va avanti, passano gli anni e finalmente facciamo la conoscenza di Leonora, Manrico e il Conte di Luna. Il Conte ed il trovatore sono innamorati della stessa donna, Leonora, che però è innamorata solo di Manrico che le dedica tutte le sere delle serenate.
Così il gruppo muovendo da Via Crispi arriva alla Torre del Boia, dove alcuni volontari interpretano proprio Manrico e Leonora, proprio sopra la torre. Così, sembra ancora una volta di essere lì a vivere le scene come un passante per caso che assiste alle dimostrazioni d’amore di Manrico nei confronti di Leonora.

Il Conte, che quella sera si trovava lì per guardare le finestre della camera di Leonora, sente Manrico cantare, dunque decide di sfidarlo a duello, però all’ultimo decide di risparmiagli la vita. Nel frattempo, Leonora crede che Manrico sia morto in quel duello, sconsolata decide di prendere i voti e farsi suora, Ma Manrico riesce ad impedire a Leonora di prendere i voti. Così i due si preparano per il matrimonio.
Amore che fuggi, amore che vai
Nel frattempo, il gruppo di persone, ascoltando la storia, passa per vicolo Francesco Bernardini, vicolo Consalvi fino ad arrivare davanti al Duomo di Macerata, in Piazza Vittorio Veneto. Qui il pubblico ha anche modo di fermarsi un momento per riposarsi e riflettere su quanto accaduto fino ad ora. Ragionando quindi sull’intreccio amoroso che avvolge questa storia, così piena di intrighi. Un amore corrisposto, quello tra Leonora e Manrico o un amore respinto come quello del Conte con Leonora.
L’assalto a Castellor
Ma il gruppo non ha troppo tempo per riprendere fiato, perché la storia si muove verso la fine. Così, insieme alla narrazione si cammina verso via Santa Maria della Porta, perché l’attacco a Castellor è iniziato. Si arriva fino allo strettissimo vicolo Camillo Compagnoni, dove il pubblico itinerante scopre che il Conte viene a sapere che Azucena è in realtà la madre di Manrico. Così decide di rapirla. Manrico va a salvare la donna, ma viene rapito anche lui. Leonora, per liberare l’amato trovatore acconsente di sposarsi con il Conte, che accetta di liberare il nostro Manrico. Leonora, nel frattempo, beve del veleno che era all’interno di un anello e corre a dire al trovatore che è stato liberato, morendo tra le sue braccia.
La rabbia del Conte

È camminando verso Via Don Minzoni che si scopre attraverso le cuffie che nel frattempo il Conte ascolta tutto, preso da una rabbia incredibile uccide Manrico e mentre è ancora sporco di sangue, Azucena rivelerà al Conte che egli in realtà era suo fratello, la vendetta della madre è stata compiuta. In questo momento Il trovatore itinerante arriva e si ferma, in piazza della Libertà, davanti al teatro Lauro Rossi.
Il trovatore e il suo intreccio

Davanti al Teatro, vengono dati dei rocchetti di filo ad alcuni ascoltatori e ad alcune ascoltatrici che hanno il compito di tenderli da una parte all’altra della piazza, intrecciandosi così con tutti gli altri. Rappresentando a pieno quello che è l’intreccio de Il trovatore, una storia d’amore ma anche di drammi.
Un racconto particolarmente contorto che è reso però ancor più suggestivo se ascoltato passeggiando per Macerata. Così Vicoli stretti, piazze e vie diventa la scenografia perfetta per immergersi all’interno del dramma di Verdi, ma anche per riflettere sui nostri tempi: «Questa storia parla del presente – afferma la voce narrante – perché è una storia che arde a lungo sotto la cenere degli anni, non si spegne mai».
Come è nato Il trovatore itinerante
«L’idea di fare un trovatore itinerante nasce da Riccardo Tabilio a Parma – racconta Michele – dove la compagnia teatrale Kepler-452, di cui fa parte anche Riccardo, organizza Lapsus Urbano un’esperienza simile».
Questo spettacolo itinerante si svolge dall’anno scorso, quando in scena ci fu il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Ogni anno l’opera cambia, ma l’obbiettivo rimane lo stesso. Entrare dentro la storia e viverla per le vie della città.







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