Un grande abbraccio per il Santuario delle Vergini: anche il coccodrillo vuole tornare a casa

La storica chiesa di Macerata è chiusa dal terremoto del 2016. Sono passati 10 anni e il comitato organizzatore della festa ha voluto sottolineare questo triste anniversario con una serie di iniziative simboliche e pacifiche. L'obiettivo: l'avvio di un intervento di recupero

Il coccodrillo ha partecipato all'abbraccio corale dei parrocchiani e delle parrocchiane
Il coccodrillo ha partecipato all’abbraccio corale dei parrocchiani e delle parrocchiane

Conosci il santuario di Santa Maria delle Vergini a Macerata? Se hai meno di dieci anni di certo non hai mai avuto modo di entrare. La chiesa, infatti, è chiusa dal terremoto del 2016.

La città di Macerata e i parrocchiani e le parrocchiane sono molto affezionati a questa chiesa perché, oltre ad essere molto bella, ha una lunga storia e pensa che al suo interno c’era anche un coccodrillo. Naturalmente non un coccodrillo vivo ma un coccodrillo impagliato che ha una sua affascinante storia.

Un abbraccio silenzioso ma corale

Ieri sera il Santuario di Santa Maria delle Vergini ha ricevuto l’abbraccio dei suoi parrocchiani. Un momento simbolico durante il quale centinaia di cittadini maceratesi si sono stretti attorno alla chiesa.

L'abbraccio alla chiesa delle Vergini
L’abbraccio alla chiesa delle Vergini

Silenzioso ma al tempo stesso corale, il gesto è avvenuto nell’ambito dei festeggiamenti per la Santa Maria delle Vergini. Insieme, tra la gente, i rappresentanti della Soprintendenza delle Marche e nazionale, numerose autorità civili e militari che non sono volute mancare. Con loro il parroco don Pietro Micheletti e il vescovo Nazzareno Marconi, i quali si sono uniti ai parrocchiani dopo la celebrazione dei riti religiosi della Messa e la processione.

 

«La chiesa è una fabbrica di speranza»

«Per quanto sia complesso cercare di fare qualcosa per facilitare ed accelerare il restauro della nostra chiesa, io sono qui con tutta la nostra Diocesi disponibili a collaborare, e non solo da oggi – ha detto nell’omelia il Vescovo –, subito dopo il terremoto ci fu chi scrisse che le chiese non erano urgenti: prima le case, le fabbriche, le scuole e gli ospedal.

Il vescovo Marconi durante la processione
Il vescovo Marconi durante la processione

Non contesto questo, sono d’accordo, ma vorrei ricordare come la chiesa sia una scuola di cultura, di arte e di armonia. La chiesa è un ospedale, che cura le divisioni e gli odi, annunciando la fraternità e la pace. Per tutto questo, la chiesa è una fabbrica di speranza e ne abbiamo bisogno un po’ tutti, oggi più che mai».

«Questo santuario è memoria viva»

Dello stesso avviso il parroco don Pietro: «Oggi siamo qui per ricordare che il martedì di Pasqua del 1548, in questo luogo, la Beata Vergine Maria apparve ad una bambina, Bernardina Di Bonino, accendendo una luce per la città di Macerata – ha spiegato –, dieci anni fa la terra ha tremato: quelle scosse hanno ferito le pietre, ma non hanno spezzato la nostra fede. Da allora celebriamo sotto un tendone. E lo abbiamo fatto con dignità, con pazienza, restando uniti nonostante i vari disagi. Ma un popolo senza casa non può restare provvisorio per sempre. Questo Santuario non è solo un edificio. È memoria viva».

La processione

Obiettivo dello stesso sacerdote e degli organizzatori non è stato quello di «alzare la voce o fare rumore», ma ricevere una risposta dalle autorità competenti, che conforti le speranze di tutti: «Una chiesa chiusa è un dolore silenzioso – ha aggiunto il parroco –, siamo qui perché crediamo che restaurare non significhi soltanto ricostruire muri, ma restituire alla comunità parrocchiale un luogo dignitoso per pregare, e a tutta la cittadinanza un patrimonio artistico e storico di grande rilievo».

Il numero dieci e dieci mattoni

Durante l’evento si sono alternati diversi momenti animati dai parrocchiani: la formazione di un grande numero “10” per rappresentare gli anni di attesa, la deposizione di dieci mattoni (auspicio di una imminente ricostruzione), la lettura di un testo collettivo che ha ricordato il motivo dell’essersi riuniti e una preghiera condivisa che ha concluso la serata.

Il numero 10 fatto di persone
Il numero 10 fatto di persone

Particolarmente significativa anche la presenza delle “cornici vuote”, a ricordare le opere d’arte custodite all’interno del Santuario e oggi non visibili. Non poteva mancare l’immagine del coccodrillo, a simboleggiare il desiderio del famoso animale impagliato di ritornare nella “sua casa”.

Un passo concreto verso il futuro

«Non è stato semplice un evento, ma un gesto di comunità – hanno ribadito e sottolineato i membri del comitato organizzatore –, un gesto semplice, pacifico, ma impossibile da ignorare. Dopo dieci anni, abbiamo voluto dire con forza e con rispetto che siamo ancora qui».

Il comitato organizzatore
Il comitato organizzatore

Per i parrocchiani il Santuario questo luogo è parte integrante e fondante della loro comunità: «Non chiediamo scorciatoie, non facciamo polemiche – hanno tenuto a chiarire – ma chiediamo un passo concreto verso il futuro. Restaurare questo luogo significa restituire uno spazio di fede, ma anche un patrimonio storico e artistico che appartiene a tutti. Continueremo a lavorare con spirito costruttivo, insieme alle istituzioni, perché questa porta possa finalmente riaprirsi».

Il Santuario di Santa Maria delle Vergini abbracciato dai parrocchiani e dalle parrocchiane
Il Santuario di Santa Maria delle Vergini abbracciato dai parrocchiani e dalle parrocchiane

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