di Carlo Torregrossa
Mentre il Macerata Opera festival continua ad animare la città (il secondo week end di recite si è chiuso con applausi per tutti e tre i cast da parte di oltre 6.300 persone provenienti da tutto il territorio, dall’Italia ma soprattutto dai melomani di tutto il mondo), Riccardo Ciampitti, Elia Stesi Marchegiani, Tommaso Muscolini, Natan Christian Costarelli, Manuel Ortolani, Ludovica Locci D’Orso, Ettore Cardinali e Ettore Vissani, animano il Trovatore.
Gli otto, tutti tra 8 e 11 anni, nell’opera di Verdi, interpretano il ruolo di studenti della scuola del Conte di Luna. Così tra storie e lezioni di combattimento le nostre giovanissime comparse vivono la magia dell’opera sul palco dello Sferisterio di Macerata.
L’emozione di essere scelti per lo Sferisterio
Sicuramente essere protagonisti di un’opera sul palco dello Sferisterio, non è un’esperienza comune. Sono in molti che pagherebbero per stare sopra quel palco e Riccardo, Elia, Tommaso, Natan Cristian, Manuel, Ludovica, Ettore Cardinali e Ettore Vissani, hanno avuto la possibilità di provare in prima persona cosa si prova a calcare il palcoscenico dell’Arena Sferisterio.

Le otto comparse sono state scelte tra un gruppo di 20-30 bambine e bambini: «Quando ho sentito pronunciare il mio nome, mi si è aperto il cuore – così Ettore Vissani racconta come ha vissuto i provini per entrare a far parte del Trovatore – All’inizio avevo tanta ansia. Non sapevo se mi avessero preso o meno. Sì o no, sì o no? quasi mi esplodeva il cuore. Quando ho sentito dire il mio nome sono stato felicissimo, soprattutto perché mi ha permesso di passare moltissimo tempo con i miei amici, con i quali sto facendo un viaggio fantastico, che spero di non dimenticare mai».
Ansia da palcoscenico, ma soprattutto adrenalina
Ma da grandi poteri, derivano grandi responsabilità e stare in scena è tutta un’altra cosa. Così dopo la gioia di essere stati selezionati, c’è la paura di sbagliare, l’ansia da palcoscenico: «Io sento molta forza in me, ogni passo che percorro prima di entrare in scena però mi appesantisce. Continuo a ripetere dentro di me: “c’è la farò, non c’è la farò”. Però poi, una volta che esco sopra il palco tutto passa. Ed è come se davanti a me ci fosse un muro e nessuno che mi sta guardando».
«Io provo sempre tanta adrenalina quando mi trovo sopra il palcoscenico. Sono in ansia anche i giorni prima – così commenta Ludovica che ha iniziato quest’avventura grazie alla mamma – Quando ho saputo che mamma mi aveva iscritta, sono stata contentissima, ho cominciato a urlare per tutta la casa e ho fatto casino fino all’infinito, ed eccomi qua».
Il trovatore un’occasione di rivalsa
Tra le comparse c’è però anche chi è più cauto: «Io ero disteso sul divano, morto di caldo – racconta Manuel – Mia mamma mi ha mostrato l’annuncio del casting così mi sono emozionato e ho accettato di farlo, anche se non avevo nessuna speranza, perché solitamente nei casting che faccio, non mi prendono mai».

Invece Manuel si è preso la sua rivincita personale perché tra tutti i bambini e le bambine che erano li a fare il provino è stato preso proprio lui: «Sono stato fortunato. Perché non tutti i giorni ci si ritrova sopra un palco così importante». Anche se di esperienze Manuel ne ha fatte, visto che fa teatro da cinque anni oltre a danza classica e ginnastica ritmica. Però salire sopra il palco dello Sferisterio gli ha dato una marcia in più: «Ogni volta che salgo sopra quel palco mi sento fiero di me, perché c’è l’ho fatta».
E di soddisfazioni ne sa qualcosa anche Natan Christian: «Tutte le volte che facevamo gli spettacoli in classe, non mi hanno mai chiamato. Invece adesso sono l’unico della mia classe che fa quest’esperienza, per giunta in un teatro così importante». Natan Christian è orgoglioso di sé stesso e anche del fatto che si siano creati molti legami: «Mi sono fatto dei nuovi amici, ed è bellissimo stare con loro sopra il palco».
Lo spettacolo deve andare avanti
Ma superata la felicità di essere stati presi per fare la comparsa nel Trovatore, salire sopra il palco dello Sferisterio è un’altra cosa. Il tutto è reso ancora più complicato se hai tra le mani una ciotola con dentro della benzina: «Io ho sempre paura di sbagliare e che mi cada la ciotola con dentro la benzina – racconta Elia – Però appena entro sul palco la paura se ne va».
L’importante è rialzarsi sempre dopo una caduta, proprio come ha fatto Elia: «Un giorno durante il trovatore, sono caduto dalle scale che ci portano in scena, facendo cadere a domino tutti quanti. Per fortuna che non ci ha visto nessuno» ride Elia, che non è nuovo al mondo dell’opera, infatti ha fatto la comparsa per il Macbeth, insieme all’amico Riccardo.
Sul palco esordienti e veterani
«Io ormai non ho più adrenalina nel salire sul palco – confessa Riccardo – perché è un’esperienza che insieme a Elia ho già fatto l’anno scorso. Però è sempre una bella esperienza, soprattutto stare con gli amici e giocare prima di salire sul palco».

L’unione fa la forza e per stemperare le tensioni ci sono vari modi, come distrarsi e non pensare a quello che sta per accadere: «Mi ricordo che durante la prima, stavamo tutti vedendo la finale tra Spagna e Argentina».
C’è chi invece sopra il palco si sente subito a suo agio, come Tommaso, che è già salito sopra un palcoscenico recitando per lo spettacolo Enny, al teatro Vaccaj di Tolentino: «Io quando sono salito sopra il palco dello Sferisterio, mi sono sentito libero. Sono riuscito a esprimere tutte le mie emozioni».
L’opera è un’esperienza unica e immersiva, lo è ancora di più se ne fai parte. Stare sul palco dello Sferisterio stupisce tutti, anche chi non è alla prima esperienza: «Anche se ho avuto delle esperienze cinematografiche, racconta Ettore Cardinali, che ha recitato nel film di Sergio Rubini, sulla vita di Giacomo Leopardi e nel mediometraggio di Luca Belmonte “Correre” – l’opera è un’esperienza nuova ed entusiasmante. Spero che mi ricapiti». Partecipare attivamente al Trovatore, può farti ritrovare a tu per tu con dei cantanti lirici straordinari: «Dongho Kim, interpreta il nostro insegnante nel Trovatore, sentirlo cantare dal vivo è stato veramente emozionante».
Immedesimarsi nella storia
Partecipando all’opera poi ci si può immedesimare anche nella storia: «A me è piaciuto molto interpretare degli alunni di tanti anni fa. – afferma Ettore Cardinali – Scoprire che esistevano materie che oggi non ci sono, o materie che adesso ci sono e che prima invece non esistevano. Tutto questo mi porta ad avere un attimo d’ansia prima di salire sopra il palco. Ma poi penso sempre che non possa fallire proprio adesso che sono arrivato al traguardo».

Un’esperienza unica, quella vissuta da Riccardo, Elia, Tommaso, Natan Christian, Manuel, Ludovica, Ettore Cardinali e Ettore Vissani. Un momento anche per coltivare amicizie e per partecipare a qualcosa di storico, come l’opera. «Un esperienza che ci ha anche più che emozionati» affermano in coro le bambine e i bambini, prima di partire a cantare “coro di zingari”. Il brano presente nell’opera del Trovatore, che ai bambini e alle bambine è rimasta più impressa, per via dell’incudine che detta il ritmo. Ma che allo stesso tempo da anche forza e coraggio ai giovani attori.
Di cosa parla il trovatore
Ma di cosa parla il Trovatore, l’opera di Giuseppe Verdi che compone la Trilogia popolare di cui fanno parte: “Rigoletto” e “La traviata”.
Su libretto di Salvatore Cammarano, completato da Leone Emanuele Bardare, nasce una storia, che, come affermano anche le 8 comparse, è molto intricata. Ed è anche uno dei motivi per cui piace molto.
Il trovatore, il Conte di Luna e Leonora, l’intreccio amoroso.
Leonora, è innamorata di Manrico, che è il trovatore. Però di lei si innamora anche il Conte di Luna, che ha anche perso suo fratello. Il padre del Conte, infatti, fece bruciare una zingara accusandola di stregoneria. Azucena, figlia della donna messa al rogo, per vendicare la mamma getterà il figlio del Conte sullo stesso fuoco dove bruciava la madre.
Le mancate nozze e la cattura
Durante una tranquilla sera, il Conte, che era intento a fissare la finestra di Leonora sente cantare Manrico, così inizierà uno scontro a duello. Il Conte però all’ultimo decide di non uccidere Manrico, lasciandolo dunque in vita. Leonora però, credendo che egli sia morto, disperata, decide di farsi suora. Mentre si trova in convento per prendere i voti però Manrico riesce a raggiungerla. Così i due decidono di sposarsi, ma proprio mentre stanno per celebrare il matrimonio scoprono che Azucena è stata catturata dal Conte.
Il piano infallibile di Leonora
Così il trovatore decide di andarla a salvare, però viene preso insieme ad Azucena dal Conte. Così Leonora per salvarlo dice al Conte che se avesse liberato Manrico lei avrebbe acconsentito a sposarlo. Quindi il Conte decide di accettare e liberare Manrico.

Nel frattempo, però, Leonora beve del veleno che aveva all’interno di un anello e corre a dare la notizia della liberazione a Manrico. L’uomo però crede che Leonora voglia veramente sposare il Conte, ma lei le confesserà il piano, chiarendo l’equivoco, mentre muore tra le sue braccia.
Il colpo di scena
Il conte però ascolta tutto e fuori di sé, uccide anche Manrico. A quel punto Azucena rivelerà al Conte che Manrico non era altro che il fratello del Conte.
Qui sta il colpo di scena, in realtà Azucena, per vendicare la madre, voleva buttare nel rogo il figlio del Conte. Però presa dalla furia, gettò nel fuoco suo figlio. Così decise di tenere e allevare Manrico come suo figlio, fino al triste epilogo. Ma ora che il Conte di Luna ha ucciso Manrico, la vendetta della madre è compiuta.







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