
di Carlo Torregrossa
Dormire è un’attività molto comune, ma che allo stesso tempo racchiude dentro di sé un alone di mistero. Cosa succede quando chiudiamo gli occhi? Perché facciamo fatica ad addormentarci? Perché e come riusciamo a prendere sonno?
A tutte queste domande relative al sonno ha risposto Michele Bellesi, neurologo neuroscienziato e professore di fisiologia umana all’Università di degli studi di Camerino.
Il professore, è stato ospite ieri pomeriggio, alla Biblioteca Statale di Macerata, dell’incontro organizzato dall’Associazione “Amici del Liceo Galilei”.
Ha evidenziato come dormire sia un comportamento normale che l’essere umano svolge, così come respirare, camminare o mangiare. Allo stesso tempo racchiude numerosi enigmi.
«Quello che sappiamo è che quando dormiamo siamo disconnessi dall’ambiente circostante, perciò siamo vulnerabili — afferma Michele Bellesi — ed è proprio per questo motivo che quando dormiamo in un ambiente nuovo, che non ci è familiare, uno dei nostri due emisferi del cervello rimane sveglio. È come se il cervello monitorasse l’ambiente circostante. Mentre normalmente, l’essere umano dorme con entrambi gli emisferi».
Dormire inoltre è un atteggiamento che accomuna tutto il mondo animale. Tutti dormono, anche se in maniera differente, «i pipistrelli dormono diciotto ore su 24, mentre i grandi erbivori, come ad esempio gli elefanti dormono molto meno, perché passano la maggior parte del tempo a mangiare. Le fregate, un particolare tipo di uccello, passano anche due settimane in volo senza mai fermarsi, perciò trovano il modo di evitare il sonno. Anche se comunque volando in stormo gli uccelli che si trovano al centro possono permettersi di riposarsi, mentre quelli che si trovano ai lati si occupano di guidare il gruppo, per poi darsi il cambio. Il delfino deve riemergere per prendere fiato, quindi quando dorme lo fa con un emisfero alla volta».
La forza sinaptica
Per anni la scienza si è inoltre domandata che cosa si accumula durante le ore di veglia, perché durante la giornata ad un certo punto siamo stanchi? «Nel Duemila due neuroscienziati, approdati all’Università del Wisconsin Giulio Tononi e Chiara Cirelli, hanno affermato che l’accumulo di pressione del sonno non è altro che l’accumularsi di forza all’interno delle sinapsi.
Il cervello è composto da moltissime cellule, molte delle quali sono neuroni, che sono collegati l’uno all’altro attraverso le sinapsi.
La forza sinaptica è la stessa che utilizziamo per apprendere, siccome il nostro corpo non è una macchina che funziona all’infinito abbiamo bisogno di riposare per ridurre questa forza, così che il giorno successivo siamo in grado di apprendere nuovamente. Questo certamente non vuol dire che tutto ciò che apprendiamo durante il giorno lo dimentichiamo andando a dormire, il nostro cervello scarta solo le informazioni inutili».
I sogni, un mondo sconosciuto
Ciò che ancora rimane estraneo a tutte e tutti sono i sogni, nello specifico perché sogniamo. Si sono sviluppate diverse teorie in merito a quest’argomento.
«Molti affermano che i sogni non servano a nulla — continua Bellesi — altri credono che sognare rappresenti il reiterarsi di ricordi così da consolidarli. Altri sostengono invece che il sogno serve a staccare il contenuto emotivo dal ricordo. Quindi in qualche modo il sogno riesce a far superare le emozioni negative.
Quest’aspetto è stato testato qualche anno fa in California durante un esperimento con soggetti che soffrivano di Disturbo post traumatico da stress, una particolare patologia che colpisce chi ha subito un forte trauma, che lo porta a vivere una situazione di malessere e ansia, fino a non riuscire più nemmeno a dormire. Questi soggetti venivano anestetizzati, dopo di che venivano somministrate loro sostanze allucinogene. Tramite questa terapia è stato osservato come queste persone riuscissero a superare questo disturbo, che è molto difficile da curare»
Una grande simulazione, per poter sperimentare
Ma se invece il sogno fosse per noi un terreno di simulazione in cui poter sperimentare e sbagliare senza ripercussioni?
«Durante l’apprendimento, abbiamo bisogno di sbagliare, ovviamente nella vita reale non possiamo farlo, abbiamo bisogno quindi di un ambiente di simulazione in cui poter sbagliare senza dare fastidio a nessuno».
Dormire ha anche altri benefici oltre a quelli relativi al benessere del nostro cervello. «Dormire aiuta a ridurre l’ipertensione, problemi cardiovascolari, ci aiuta ad apprendere meglio a controllare le nostre emozioni e anche essere più creativi».
La qualità batte la quantità
Se dunque dormire è importante lo è ancor di più la qualità del sonno.
«Il numero minimo di ore in cui dobbiamo dormire – ha sottolineato il prof – secondo l’Associazione americana di medicina del sonno, dipende dall’età. Anche se recenti studi hanno evidenziato come la qualità sia più importante della quantità di ore dormite. È chiaro che dormire ininterrottamente per solamente tre ore a notte, non basta, come in tutte le cose serve equilibrio».
Il sonno, dunque, non è una perdita di tempo, ma un aspetto fondamentale della nostra esistenza. Anche se le persone che non dormono quanto dovrebbero o che hanno una pessima qualità del sonno sono moltissime, la maggior parte di loro purtroppo sono adolescenti.
«È come se l’adolescente vivesse un altro fuso orario, questo è normale — spiega Bellesi, — a quell’età è perfettamente comune che si voglia andare a letto tardi e svegliarsi la mattina non troppo presto. Posticipare l’andare a dormire però è legato molto all’abuso dei dispositivi elettronici, questo porta gli adolescenti ad addormentarsi moto tardi, anche se poi devono svegliarsi presto. Questo modo di fare può provocare anche disturbi».
Best practice per dormire meglio
Per dormire al meglio esistono vari accorgimenti che si possono prendere.
Bellesi ce ne suggerisce alcuni: «Evitare di utilizzare le apparecchiature elettroniche, che attraverso le loro luci blu, inibiscono la secrezione della melatonina, facendoci addormentare più tardi. Sostituire piuttosto l’uso di tablet, pc, tv e smartphone con un libro.
È molto importante poi andare a dormire in un ambiente non troppo caldo. Le alte temperature, infatti, non favoriscono il sonno, questo perché durante il riposo le temperature corporee si devono abbassare. Addirittura, sarebbe consigliato evitare di fare attività fisica quattro ore prima di andare a dormire.
Molto importante cercare di addormentarsi in un ambiente più scuro possibile, senza la luce accesa, evitare inoltre di assumere caffeina o alcol. Ma anche quello che mangiamo è importante, sarebbe meglio fare cena non troppo tardi evitando il più possibile le proteine. La sera sono preferibili pasti più leggeri».
Dunque, non ci sono più scuse, dormire non solo è bello, ma è anche un attività che aiuta il nostro cervello e tutto il nostro organismo. Ovviamente come tutte le cose non bisogna abusarne, dedicando le giuste ore di riposo al nostro corpo.
E voi? Come dormite? Siete mattinieri o nottambuli?



