
La Befana passa da casa tua? Cosa lascia nella calza, dolciumi o addirittura giocattoli? Per lei prepari una letterina come per Babbo Natale? E soprattutto sai da dove arriva questa vecchia donna a cavallo di una scopa?
La Befana è una delle figure più amate della tradizione italiana. È rappresentata come una vecchina vestita di stracci e con le scarpe rotte, che vola su una scopa e nella notte tra il 5 e il 6 gennaio porta dolci, regali o carbone a bambine e bambini. Noi abbiamo scelto per mostrarla l’interpretazione davvero ben riuscita e speciale della piccola Matilde. Ma la sua storia è molto più antica di quanto si possa pensare.
Una festa che arriva da molto lontano
Le origini della Befana risalgono a tempi antichissimi, quando le persone vivevano seguendo il ritmo della natura. Nell’antichità si credeva che, dopo il solstizio d’inverno (intorno al 21 dicembre), iniziassero dodici notti magiche: un momento speciale in cui l’anno vecchio finiva e si aspettava quello nuovo.
Durante queste notti, secondo le leggende, spiriti femminili volavano sopra i campi per proteggerli e augurare buoni raccolti. Erano simboli di speranza, fertilità e rinascita. Alcune di queste figure erano legate a divinità come Diana, dea della natura, oppure a personaggi delle tradizioni dell’Europa del Nord, come Perchta, una donna anziana che rappresentava l’anno che stava per finire.

Perché la Befana vola su una scopa?
La scopa non è solo uno strumento per pulire casa. In passato aveva un significato simbolico molto importante. Rappresentava la purificazione, cioè il gesto di “spazzare via” ciò che era vecchio o negativo per fare spazio a qualcosa di nuovo.
Nell’antica Roma, durante le feste chiamate Saturnali, le persone si scambiavano doni e celebravano la fine del ciclo agricolo. Anche qui ritroviamo l’idea di rinnovamento, proprio come nella figura della Befana.
Dall’antichità al Cristianesimo: nasce la Befana che conosciamo
Con l’arrivo del Cristianesimo, molte feste pagane vennero trasformate. La Befana fu collegata all’Epifania, la festa che ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino. Il nome “Befana” deriva proprio dalla parola “Epifania”, che nel tempo è cambiata fino a diventare quella che usiamo oggi.
Secondo una famosa leggenda, i Re Magi chiesero indicazioni a una vecchina per arrivare a Betlemme. Lei non li seguì subito, ma poi si pentì. Preparò allora un sacco pieno di dolci e si mise in viaggio. Non trovando Gesù, decise di regalare i doni a tutti i bambini e le bambine, sperando che uno di loro fosse il Bambino tanto cercato.

Una tradizione che unisce tutta l’Italia
Ancora oggi, in molte città e paesi italiani, la Befana viene festeggiata con mercatini, dolci tipici, falò e feste in piazza. È un momento di allegria che chiude le festività natalizie e ci ricorda che ogni fine porta con sé un nuovo inizio.
Nelle città marchigiane le befane arrivano in tanti modi. Non più solo volando su una scopa ma a bordo di sfreccianti pattini a San Benedetto del Tronto, calandosi da torri e palazzi (grazie ad esperti vigili del fuoco) ad esempio a Macerata dove viene anche eletta la Miss Befana (che non è la più bella ma la più originale e capace di conquistare la giuria di bambini e bambine). I festeggiamenti durano addirittura tre giorni ad Urbania, dove si è anche possibile visitare la casa della befana.
Come dice il proverbio “L’Epifania tutte le feste porta via… ma la Befana ci lascia un sorriso”.







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