
Daniel aveva solo tre anni quando ha lasciato la sua casa a Odessa. Oggi ne ha sette, va a scuola a Treia, parla italiano con i suoi compagni e aspetta con curiosità l’arrivo della primavera per giocare all’aria aperta nel centro storico.
Sua sorellina Nicole, invece, è nata in Italia, a Macerata, nel 2023. A settembre inizierà la scuola dell’infanzia. Per lei Treia è casa. Per i suoi genitori, invece, il cuore resta diviso a metà.
Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina e anche la comunità di Treia continua a convivere con le conseguenze di quel conflitto. Tra le famiglie arrivate nel 2022 c’è quella di Kristina Lysyhanych e Serhii. Sono partiti il 18 marzo 2022 da Odessa, in fretta, lasciando tutto. Prima si sono rifugiati in Moldavia, poi hanno raggiunto Treia, dove vivevano già alcuni parenti.
Una nuova vita, senza dimenticare
Per Daniel l’inizio non è stato semplice: nuova lingua, nuovi amici, nuove abitudini. Ma giorno dopo giorno ha imparato l’italiano, ha trovato compagni di classe con cui giocare e insegnanti pronti ad aiutarlo.
Oggi è pienamente inserito nella scuola e nella vita della città. Nicole, che inizierà presto la scuola dell’infanzia, crescerà tra due culture, due lingue e due storie.
«Per i bambini il loro futuro è qui – racconta la mamma Kristina – mentre per noi il pensiero all’Ucraina c’è sempre. Abbiamo lasciato la nostra casa da un giorno all’altro e viviamo come in un limbo: non possiamo tornare e non sappiamo quale sarà il nostro futuro».
L’accoglienza di Treia
Quando la guerra è iniziata, il Comune di Treia insieme alla Prefettura ha attivato un progetto di accoglienza attraverso il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS). In totale sono stati ospitati fino a 50 cittadini ucraini, con una formula di “accoglienza diffusa”: appartamenti messi a disposizione sul territorio, alcuni anche donati da famiglie del posto.

In questi anni 18 bambini e ragazzi ucraini sono stati accolti nelle scuole della città. Gli adulti hanno iniziato a lavorare, a costruire relazioni, a partecipare alla vita quotidiana.
«Abbiamo voluto garantire dignità e autonomia alle persone – ha spiegato il sindaco Franco Capponi – Non è stata solo una risposta all’emergenza, ma un percorso costruito insieme. I cittadini di Treia hanno dimostrato grande sensibilità».
Crescere tra due mondi
Daniel oggi sogna, gioca e studia come tutti i bambini della sua età. Ma la sua storia ci ricorda che non tutti partono per scelta. Alcune famiglie sono costrette a lasciare la propria casa a causa della guerra.
Kristina tiene a dire una cosa importante: «Non abbiamo scelto di partire, siamo stati costretti. È importante non dimenticare cosa è successo e chi ha iniziato l’invasione. La memoria è la base della giustizia».
A quattro anni dall’inizio della guerra, Treia continua a essere un esempio di accoglienza nelle Marche. Ma soprattutto è diventata il luogo dove tanti bambini come Daniel e Nicole stanno costruendo il loro presente.
E forse, proprio dai loro sorrisi e dalle loro amicizie, può nascere una speranza di pace.


