Le Rane di Aristofane in versione digitale e la colonizzazione dell’umano

Nella Notte del Classico, studenti e studentesse del Filelfo di Tolentino hanno proposto al Vaccaj una loro riscrittura dell'opera in una versione pungente ed è stato un successo

Le Rane di Aristofane nella versione del Filelfo
Le Rane di Aristofane nella versione del Filelfo

Che succede se le Rane di Aristofane si trasformano in creature digitali? Il Liceo Classico Filelfo di Tolentino vibra in un’esplosione di comicità, genio e creatività con la commedia Rane (ma non troppo): un altro successo straordinario per lo spettacolo andato in scena venerdì al Teatro Vaccaj, in occasione della XII edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, che si è svolta in contemporanea in 335 Licei italiani.

In eccezionale concomitanza con la Giornata Mondiale del Teatro, non è andata in scena soltanto una commedia: si è materializzata una riflessione potente, ironica e sorprendentemente attuale sul nostro tempo, attraverso una riscrittura originale delle Rane di Aristofane, che ha oltrepassato i secoli per parlare direttamente all’era digitale.

 

Le Rane come entità digitali

Nell’opera antica, le rane gracchiavano nell’Ade come simbolo del degrado culturale e del caos politico dell’Atene del V secolo a.C., mentre Dioniso, accompagnato dal fedele servo Xantia, intraprendeva il suo viaggio per riportare in vita Euripide — salvo poi scegliere Eschilo dopo una memorabile contesa poetica.

Le Rane di Aristofane nello spettacolo del Filelfo
Le Rane di Aristofane nello spettacolo del Filelfo

Una storia che già allora interrogava il valore della cultura, la crisi della società e il ruolo dell’arte. La riscrittura proposta alla Notte del Classico compie un salto audace: le rane non sono più creature palustri, ma entità digitali pervasive, ossessive, inarrestabili — un chiaro riflesso del mondo dei social network e dell’IA.

Il loro gracidio diventa un flusso continuo di notifiche, contenuti, distrazioni: un rumore di fondo che anestetizza più che risvegliare. Nel suo viaggio oltremondano, Dioniso si imbatte in una galleria esilarante di figure del mito, incontri ironici e rivelatori che spingono i protagonisti a confrontarsi con un mondo in trasformazione, ormai proiettato verso l’Era Digitale.

Ad attenderlo non ci sono solo presenze antiche, ma anche nuove entità: intelligenze artificiali che hanno colonizzato perfino l’Aldilà, tra cui compaiono, in un intreccio comico brillante e arguto, volti ormai familiari come ChatGPT, Alexa, Siri e la stessa IA.

Risate pungenti con lo scettico Dioniso

Il pubblico ride, ma non si tratta di una risata leggera: è una risata che punge, che interroga. Lo scettico Dioniso sarà obbligato a fare i conti con le promesse della tecnologia e con il prezzo che comportano: una sottile, crescente dipendenza.

Le Rane di Aristofane nello spettacolo del Filelfo

Nel finale, un serrato agone tragico metterà a confronto l’importanza della tradizione e del possesso di una memoria culturale “interna” alla mente dell’uomo con le potenzialità seduttive dell’innovazione tecnologica. Perché il cuore dello spettacolo è proprio qui: nella tensione tra efficienza e creatività, tra comodità dell’uso veloce e autenticità di pensiero.

La colonizzazione digitale dell’umano

Se tutto è immediatamente disponibile, se ogni risposta è pronta e ogni contenuto generabile, cosa resta dello sforzo creativo umano? La commedia suggerisce, con lucidità, il rischio di una progressiva “colonizzazione digitale” dell’umano, in cui l’immaginazione si appiattisce e la poesia — cifra più profonda dell’identità umana — rischia di essere sostituita. Eppure, paradossalmente, proprio questo spettacolo dimostra il contrario: che la creatività umana, quando è viva, condivisa e incarnata, è insostituibile.

Le Rane di Aristofane nello spettacolo del Filelfo

Il pubblico ha apprezzato moltissimo l’originalità e la genialità della pièce, tributando lunghi applausi alla bravura appassionata e vivace dei 70 studenti attori e al coinvolgente corpo di danza. Una prova collettiva che ha saputo unire talento, impegno e una sorprendente maturità espressiva.

Determinante la guida del talentuoso regista e coreografo Fabio Bacaloni, che è riuscito ad orchestrare con equilibrio e pazienza un lavoro complesso, mantenendo sempre viva la tensione tra comicità e riflessione. Brillante e divertente anche la presentazione dei due conduttori della serata, gli affezionati ex alunni Tommaso Foresi e Leonardo Cruciani, che hanno accompagnato il pubblico con esilarante leggerezza e trascinante ritmo comico. A riprova del coinvolgimento festoso di tutti gli studenti, anche i ragazzi della prima classe hanno dato il loro contributo con la realizzazione del divertente TG Olimpo.

Le Rane di Aristofane nello spettacolo del Filelfo

Presente in sala il dirigente scolastico Donato Romano, particolarmente soddisfatto per la dedizione a un progetto che va ben oltre la semplice rappresentazione teatrale e per la creatività e le capacità espressive che hanno condotto a un risultato tanto straordinario. Attenendosi al tema, ha annunciato che dal prossimo anno scolastico ai Licei sarà inserita come disciplina nel Triennio proprio l’etica dell’intelligenza artificiale. Tra le autorità intervenute il sindaco, Mauro Sclavi e la Consigliera regionale Silvia Luconi, a testimonianza del valore culturale e sociale dell’iniziativa.

«Il nostro liceo, un laboratorio di umanità»

«Questa esperienza teatrale nasce da un atto d’amore: amore per gli studenti, prima di tutto, perché è in loro che riconosco ogni giorno la forza luminosa della creatività umana e un universo affettivo caldo e profondo che chiede di esprimersi e di essere ascoltato- ha dichiarato commossa e orgogliosa dei ragazzi la professoressa Claudia Canestrini, coordinatrice del Liceo Classico, che ha ideato e curato l’iniziativa, insieme alle colleghe Laura Dionisi, Laila Boldorini, con la collaborazione di Marcella Borgiani e Giulia Merelli – Questo spettacolo è prima di tutto per loro, perché il teatro diventi uno spazio vero, in cui ciascuno possa mettersi in gioco e scoprirsi necessario agli altri.

Le Rane di Aristofane nello spettacolo del Filelfo

È questo, per me, il senso più autentico del nostro liceo classico: un laboratorio vivo di umanità, dove i capolavori di ogni tempo continuano a interrogarci e a farci crescere insieme. Se tutti questi ragazzi e ragazze oggi sono riusciti a dare voce con così grande talento ed entusiasmo a una riflessione tanto profonda, è perché si sono sentiti parte di qualcosa che li supera e li unisce e gli dà appartenenza, è perché questa scuola ha acceso dentro di loro una grande passione. E in questo sentirsi comunità di anima e carne, in questo volersi bene divertendosi, credo, c’è già una risposta alla solitudine del nostro tempo».

Le Rane di Aristofane nello spettacolo del Filelfo

Ed è forse proprio questo il messaggio più forte che emerge dalla serata: in un mondo sempre più dominato da connessioni virtuali e dalle sirene dell’IA, la mente si nutre con la scuola e la cultura e la vera comunità si costruisce ancora attraverso esperienze condivise, fatte di corpi, voci, emozioni reali.

“Rane (ma non troppo)” non è solo una riscrittura di un classico. È uno specchio del presente. E, al tempo stesso, un atto di resistenza: la prova concreta che, nonostante tutto, la creatività umana sa ancora reinventarsi, interrogarsi e — soprattutto — restare viva.

Foto di Lucrezia Palmieri

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