A San Ginesio c’è una nuova scuola dove bambine e bambini potranno imparare anche stando a contatto con la natura. È stata inaugurata la “Scuola Natura” dell’Infanzia e Asilo Nido, una struttura pensata per accogliere fino a 33 piccoli e piccole da zero a sei anni.
Un nuovo spazio dedicato all’educazione, ma anche un altro tassello della rinascita dei territori colpiti dal terremoto del 2016. Proprio mentre nelle Marche sta per suonare la prima campanella del nuovo anno scolastico, il commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli ricorda infatti che ricostruire una scuola non significa soltanto realizzare un edificio: significa dare un futuro alle comunità dell’Appennino.
Una scuola immersa nella natura
La nuova struttura di San Ginesio è stata realizzata secondo criteri di sostenibilità ambientale, efficienza e risparmio energetico e riunisce nello stesso luogo asilo nido e scuola dell’infanzia. In questo modo bambine e bambini possono essere accompagnati nel loro percorso educativo dalla nascita fino all’ingresso alla scuola primaria.
Una delle caratteristiche principali è proprio quella suggerita dal nome: il rapporto con la natura. Il progetto educativo ha un indirizzo montessoriano e dedica particolare attenzione alle attività all’aperto e alla relazione quotidiana con l’ambiente e il territorio rurale, seguendo anche l’esperienza degli Agrinido della Regione Marche.
La gestione sarà affidata all’azienda La Quercia della Memoria di San Ginesio.
Un progetto nato dopo il terremoto
La storia della scuola comincia dopo il sisma del 2016 e parte proprio dalle famiglie. L’associazione di genitori “Nella Terra dei Bambini” acquistò infatti un terreno e preparò un progetto preliminare, donando entrambi al Comune con l’idea di creare un polo educativo per la fascia da zero a sei anni immerso nella natura del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Il Comune ha poi portato avanti il progetto e nel 2022 ha ottenuto 874mila euro attraverso il Pnrr. A questi si sono aggiunti 46mila euro di cofinanziamento comunale e altri 210mila euro del Fondo Opere Indifferibili.
Anche l’allestimento è frutto di un lavoro di squadra tra istituzioni, associazioni, fondazioni e imprese. Gli arredi sono stati acquistati attraverso i fondi nazionali per il sistema integrato 0-6 anni e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, mentre Lube Industries ha donato la cucina. La Quercia della Memoria ha inoltre acquistato materiali didattici con il supporto di aziende specializzate in giochi e strumenti educativi naturali e montessoriani.
«Non inauguriamo soltanto una scuola: inauguriamo una nuova opportunità per i nostri bambini, per le nostre famiglie e per il futuro di San Ginesio» ha commentato il sindaco Giuliano Ciabocco, ricordando come la nuova struttura permetta al paese di rafforzare un’offerta educativa che accompagna ragazze e ragazzi dai primi anni di vita fino alle scuole superiori.
Castelli: «Ogni campanella è la voce di una comunità che sceglie il futuro»
L’inaugurazione di San Ginesio arriva alla vigilia del ritorno sui banchi di migliaia di studenti e studentesse delle Marche. E nei paesi colpiti dal terremoto di dieci anni fa l’inizio della scuola assume un significato particolare.
«Ogni prima campanella porta con sé emozioni, speranze e aspettative. Per le comunità colpite dal sisma del 2016 assume, però, un significato ancora più profondo: ci ricorda che la ricostruzione non riguarda soltanto gli edifici, ma soprattutto le persone, le relazioni e il futuro dei territori» sottolinea il commissario straordinario Guido Castelli.

Nelle quattro regioni dell’Italia centrale colpite dal sisma – Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo – è in corso un grande programma dedicato proprio alle scuole: circa 450 interventi per complessivi 1,4 miliardi di euro.
Tra questi ci sono edifici già tornati a disposizione di studenti e studentesse, altri in fase di completamento e cantieri ancora in corso. Nelle Marche Castelli cita, tra gli esempi, l’istituto “Ugo Betti” di Camerino, il nuovo ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e la scuola “Cagnucci” di Ascoli Piceno.
Le nuove strutture non devono essere soltanto più sicure in caso di terremoto. L’obiettivo è realizzare scuole moderne, accessibili, con spazi adatti alla didattica e capaci di consumare pochissima energia.
Perché una scuola può aiutare un paese a vivere
Ma cosa c’entra una scuola con il futuro di un intero paese? Molto. Perché avere servizi, luoghi di incontro e una buona offerta educativa può aiutare le famiglie a scegliere di continuare a vivere anche nei centri più piccoli dell’Appennino.
Per Castelli investire nelle scuole significa quindi favorire la “restanza”, cioè la possibilità per i giovani di scegliere di rimanere nel proprio territorio, ma anche la “tornanza”: mantenere un legame con il luogo in cui si è cresciuti anche quando si parte per studiare o lavorare, magari decidendo un giorno di tornare portando con sé nuove conoscenze ed esperienze.

«La scuola non è soltanto il luogo nel quale si acquisiscono conoscenze – ricorda il commissario –. È il luogo nel quale impariamo a conoscere noi stessi e gli altri, nel quale si formano le amicizie, i ricordi e le prime responsabilità».
Per questo una nuova scuola come quella inaugurata a San Ginesio racconta qualcosa che va oltre mura, aule e arredi. Racconta di un paese colpito dal terremoto che sceglie di investire sui suoi abitanti più piccoli.
E, come dice Castelli, «ogni campanella che torna a suonare nei nostri territori è la voce di una comunità che sceglie il futuro».






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