
di Elisabetta Pugliese
Una foto molto simbolica sulla inconfondibile scalinata del liceo scientifico “Galilei” di Macerata. Così studenti e studentesse hanno concluso il loro percorso di studi. Una sorta di “iniziazione” alla vita da maturi dopo un esame in presenza molto insolito e che passerà alla storia per le modalità con cui è stato organizzato. «In questi mesi gli studenti hanno avuto modo di sperimentare sulla loro pelle che la maturità si conquista anche nel modo di affrontare una situazione nuova e diversa – si legge nel post pubblicato sulla pagina Facebook del liceo “Galilei” – Con la consapevolezza che hanno acquisito della loro forza e del loro coraggio, si preparano ora a vivere il loro futuro. Siamo orgogliosi e felici di averli accompagnati in questo difficile, quanto determinante, percorso. In bocca al lupo per tutte le vostre prossime tappe!». A raccontare le emozioni di quel giorno Riccardo Fermani, studente del liceo scientifico “G. Galilei” di Macerata e rappresentante di classe. «I giorni precedenti all’esame ero un po’ agitato, ma una volta entrato in aula tutto è svanito e mi sono rasserenato. È stato vissuto in un anno particolare, ma in fondo non sono cambiate molte cose. Ora ho concluso il mio percorso di studi, con la valutazione di 90. I compagni e gli insegnanti mi mancheranno moltissimo, così come gli anni del liceo. Adesso con l’università tutto cambierà, ma porterò nel cuore un bellissimo ricordo».

Secondo Riccardo Fermani, l’esame di maturità è solo l’ultimo step di un percorso molto ampio ed importante, un periodo di cinque anni che nella valutazione finale deve avere il suo peso: «Sono sempre stato un sostenitore della meritocrazia – afferma – non si può giudicare un ragazzo solo in base ad un colloquio orale, perché in quel momento ci sono molti fattori, come l’ansia o l’emotività, da considerare e valutare. Credo bisognerebbe vedere ciò che uno studente ha fatto in tutti e cinque gli anni di scuola, e in effetti quest’anno il percorso scolastico copriva il 60% della valutazione finale, quindi per me è un enorme passo avanti». La maturità stavolta è stata molto particolare, ed è andata a concludere un anno difficile, ricco di novità e necessità di adeguarsi: «Per quello che abbiamo vissuto con la didattica a distanza, fare il colloquio in presenza è stato strano – commenta Riccardo Fermani – perché era da tantissimo che non vedevamo i nostri insegnanti in faccia, era come se avessimo perso l’abitudine. Sia loro che il presidente di commissione sono stati disponibilissimi, hanno compreso perfettamente la situazione e ci hanno messo subito a nostro agio. Il mio esame è andato bene, per me come per molti altri lo studio è stato costante al di là del Covid-19, quindi sono soddisfatto».

L’esame era diviso in tre parti. Prima di tutto c’era l’esposizione dell’elaborato di indirizzo, nel caso di Riccardo riguardante matematica e fisica, poi quella di italiano, con un discorso generale sull’autore, ed infine un’interrogazione interdisciplinare che verteva sulle altre materie. «Gli elaborati li avevamo già affrontati in questi mesi – spiega il giovane neo diplomato – era come se le prime due parti della discussione orale riprendessero la prima e la seconda che normalmente si fanno scritte. Uscito mi sono sentito libero e consapevole di aver concluso il mio percorso di studi nel migliore dei modi. Sono molto contento». Riccardo Fermani è appassionato da sempre del corpo umano e scienza, e volendo trasformare ciò che ama in un percorso di studi si sta preparando per entrare alla facoltà di Medicina: «Ho addirittura fatto l’alternanza scuola-lavoro all’ospedale di Macerata, l’ambito medico mi è sempre piaciuto – conclude – Ora comincia un nuovo percorso, che sicuramente sarà molto diverso rispetto agli anni del liceo. Dovrò trovare nuovi compagni e spesso frequenteremo corsi diversi, il rapporto con i professori sarà decisamente un’altra cosa. Porterò sempre nel mio cuore il bellissimo ricordo di questi anni passati a scuola».









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