Matteo Caccia e le storie che ispirano: «Bisogna fare in modo che il racconto sia al centro di tutto»

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Matteo Caccia alla serata dello Humanities Festival dell'Università di Macerata.

Il podcaster e autore di Orazio, in occasione dello Humanities Festival, ha parlato dell’importanza del raccontare


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Nuotare con una balena, scrivere una lettera al presidente della Repubblica per potersi far pagare il percorso di studi, una biblioteca al confine tra Stati Uniti e Canada, che diventa un luogo di scambio e incontro. Queste sono solo alcune delle storie che Matteo Caccia, autore radiofonico, narratore e podcaster, voce e firma di Orazio, ha portato sul palco del Lauro Rossi ieri sera, in occasione dello Humanities Festival, organizzato dall’Università di Macerata

Il podcast Orazio solitamente si concentra su due storie intorno ad una notizia. Ma ieri sera Matteo Caccia, accompagnato dalla fisarmonicista Giulia Bertasi, ha raccontato delle storie per riflettere e anche un po’ per emozionarsi.

Come si raccontano le storie

Ma come si raccontano le storie? «Lentamente e ad alta voce Perché se una storia non la capisci, poi non la segui più – spiega Caccia – Bisogna fare in modo che la macchina del racconto, che è costituita da fatti e azioni, che muovono la storia, sia al centro di tutto».

Matteo Caccia e Giulia Bertasi al Teatro Lauro Rossi per lo Humanities Festival – Foto da Instagram Università di Macerata (Andrea Petinari)

Così nasce la narrazione. Ma le storie, non sono semplicemente storie. Per quanto noi cerchiamo di incasellarle: storia d’amore, avventura o amicizia, saranno sempre qualcosa di più che semplici categorie. Si moltiplicano, proliferano e non ci servono solo per ricordare o conoscere, ma soprattutto per interrogarci e riflettere.

Le storie sono un momento di riflessione

Prendiamoci un momento per ascoltare le storie, anche delle persone che ci sono vicine. Questo può farci riflettere su di noi e sui nostri vissuti. E alla alla fine di questi racconti, forse non ci sentiremmo più saggi, ma sicuramente ne usciremmo arricchiti.


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