
Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da sei studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori e alle attrici. Il progetto vede coinvolte Alessia Reggio 5A scientifico, Anita Parrini 5A scientifico, Virginia Bagalini 5A scientifico, Emma Pucciarelli 4B classico, Emma Migliorelli 4B classico, Sofia Baldassini 4B classico sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.
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di Emma Migliorelli ed Emma Pucciarelli
È andato in scena al teatro Vaccaj di Tolentino domenica un grande classico Shakespeariano: la Bisbetica Domata.
Lo spettacolo, acutamente rivisitato, ha portato sul palco da protagonista l’attrice Amanda Sandrelli, grazie alla produzione della compagnia Arca Azzurra di Trieste.
Il copione nasce come commedia nel ‘600, ma, ad oggi, questa storia fa molto più riflettere che ridere. Tutto gira intorno alle vicende matrimoniali della ribelle Caterina Minola, ragazza dal carattere stoico e anticonformista, e del suo neosposo Petruccio, uomo manipolatore e aggressivo, che l’ha sposata solo per soldi.
Mentre la sorella della ragazza, Bianca, vive la vita al meglio, corteggiata da tre uomini che farebbero di tutto per averla al loro fianco, Caterina deve affrontare i disagi di un matrimonio nato non dall’amore o dall’attrazione fisica, ma dall’avarizia: alle prese con un uomo che non ha altro scopo se non quello di addomesticare l’impertinente moglie.

Caterina dovrà riuscire a far fronte alle sue angherie, oppure soccomberà alle ingiustizie di un mondo che si rifiuta di ascoltare la voce di una donna in difficoltà.
Molto evidenti sono i due registri della storia, come ci fa notare anche Sandrelli. Da una parte la pura commedia plautina, con scambi di persona e travestimenti spesso goffi ed esilaranti, dall’altra la terrificante realtà di un matrimonio abusivo e di un processo di manipolazione psicologica, che ha forzato gli spettatori a riflettere sulla gravità di quello che poteva significare essere una donna in un periodo storico in cui la figura femminile era vista come mera appendice dell’uomo.

Nell’originale di Shakespeare la risata è genuina, dato che ciò al tempo era considerato normale, ma al teatro Vaccaj anche l’applauso finale ha avuto un retrogusto amaro. Il monologo della scena finale – le ultime parole di Caterina – rappresenta la completa sottomissione e svalutazione personale perpetrata dalla violenza: “Non c’è nulla di meglio che vivere sotto il piede del proprio padrone”, qui inteso come il proprio marito.
Se c’è qualcosa che la Bisbetica Domata ci insegna è che non possiamo chiudere gli occhi anche solo davanti ai primi segni di abuso o manipolazione, e che non c’è niente di peggio di vedere una donna nel fior fiore dei suoi anni essere prosciugata di ogni sua forza vitale a causa di qualche prepotente che l’ha presa di mira.

D’altronde, il teatro non dovrebbe servire solo a intrattenere i curiosi, bensì anche a piantare semi di conoscenza e consapevolezza che, qualora il terreno sia fertile, germoglieranno per formare una collettività di persone in grado di distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato.






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