I segreti della tradizionale crescia cingolana in mano a chef del Varnelli

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Studenti del varnelli di Cingoli hanno proposto la crescia di Cingoli

Studenti e studentesse hanno riportato in tavola una delle specialità più amate durante “Tesori del bosco”. Cucina a cielo aperto anche a Treia con i frutti dimenticati


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Farina, acqua, tanta passione e un forno a legna. Sono questi alcuni degli ingredienti che hanno permesso agli studenti e alle studentesse dell’Istituto Alberghiero “Varnelli” di Cingoli di riportare in tavola una delle specialità più amate della tradizione locale: la crescia cingolana.

Aspiranti chef protagonisti della manifestazione “Tesori del Bosco”, organizzata dal Comune di Cingoli, dove hanno messo alla prova le proprie abilità tra laboratori di cucina e show cooking, facendo scoprire al pubblico i segreti di una ricetta che si tramanda da generazioni.

La crescia come una volta, ma con qualche novità

Guidati dal professor Bruno Spaccia, i ragazzi e le ragazze dell’indirizzo Cucina si sono cimentati nella preparazione della crescia, cotta rigorosamente nel forno a legna, proprio come si faceva un tempo nelle case contadine.

Studenti del varnelli di Cingoli hanno proposto la crescia di Cingoli

Per l’impasto hanno utilizzato le farine del Mulino Bravi, sperimentando diverse varianti: mais, farro e quella originale, senza dimenticare una versione senza glutine.

Ma una buona crescia è ancora più gustosa se accompagnata dai prodotti del territorio. E così gli studenti hanno proposto abbinamenti con funghi dei boschi locali, zucca, Salame Maia dell’Azienda Sandroni e Salame Antico dell’Azienda Agricola Dellavenza.

A completare l’esperienza ci hanno pensato gli studenti e le studentesse dell’indirizzo Sala che, coordinati dai docenti Gianfilippo Grasselli e Francesco Cacciolari, si sono occupati dell’accoglienza, delle degustazioni e degli abbinamenti con i vini locali.

A Treia un viaggio alla scoperta dei frutti dimenticati

Ma quella di Cingoli non è stata l’unica esperienza fuori dalle aule scolastiche per i giovani dell’Alberghiero.

Dall’8 al 10 ottobre, infatti, le classi terze dell’indirizzo Cucina, accompagnate dal professor Giacomo Liberti, e la classe quarta dell’indirizzo Sala, con il professor Riccardo Leandrini, hanno partecipato a “Physis”, l’iniziativa organizzata dal Comune di Treia insieme ad Amap Marche nel parco e nell’orto pomologico di Villa La Quiete, conosciuta anche come Villa Spada.

Studenti del Varnelli protagonisti anche a Treia

Qui la sfida è stata diversa: trasformare la biodiversità marchigiana in piatti tutti da scoprire.

Avete mai assaggiato una pera angelica? E una mela rosa dei Sibillini? Sono due delle specialità che i ragazzi e le ragazze hanno utilizzato per preparare i loro menu, insieme alla confettura di visciola del Maceratese e alla ricotta di pecora di razza sopravvissana.

Prodotti che raccontano la storia delle campagne marchigiane e che continuano a esistere anche grazie al lavoro degli agricoltori custodi, persone che si impegnano a conservare antiche varietà di frutta, ortaggi e altre produzioni agricole, evitando che vadano perdute.

Quando la scuola diventa una cucina a cielo aperto

Due appuntamenti diversi, ma con qualcosa in comune: la possibilità di imparare facendo.

Studenti del varnelli di Cingoli hanno proposto la crescia di Cingoli

Per gli studenti e le studentesse del Varnelli, infatti, partecipare a manifestazioni come queste significa uscire dalle cucine e dalle sale della scuola, confrontarsi con il pubblico, lavorare in squadra e mettere in pratica ciò che si studia durante le lezioni.

E soprattutto scoprire che dietro ogni ricetta c’è una storia da conoscere, custodire e tramandare. Perché diventare chef o lavorare nel mondo della ristorazione non significa soltanto saper preparare e servire ottimi piatti, ma anche conoscere e valorizzare il territorio e le sue tradizioni.


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Avatar Alessandra Pierini

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