
Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da sei studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori e alle attrici. Il progetto vede coinvolte Alessia Reggio 5A scientifico, Anita Parrini 5A scientifico, Virginia Bagalini 5A scientifico, Emma Pucciarelli 4B classico, Emma Migliorelli 4B classico, Sofia Baldassini 4B classico sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.
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di Anita Parrini
Al teatro Nicola Vaccaj, è andata in scena venerdì 5 dicembre, la produzione de “Lo Schiaccianoci” interpretata dal Balletto di Mosca e diretta da Evgeniya Bespalova.
La storia, che poi diverrà un noto balletto classico sotto le note indimenticabili di Čajkovskij e le coreografie di Marius Petipa, è ispirata alla fiaba di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e narra le avventure della piccola Clara che riceve per Natale uno Schiaccianoci.
Il giocattolo prende vita e dopo aver sconfitto il Re dei topi, la conduce in un regno pieno di magia e dolci.
Ritmi travolgenti e melodie squillanti
Lo spettacolo si sviluppa sull’intreccio di variazione classiche, passi a due ed ensemble, guidati dalle sublimi musiche di Čajkovskij, che passano dalla vivacità di “Trepak” alla magistrale interpretazione di “Dance of the Sugar Plum Fairy“.
Perché, se nel primo atto si balla all’insegna della convivialità, della trasformazione e della lotta tra lo schiaccianoci e il Re dei Topi, il secondo atto è un’esplosione di magia e vitalità.
La narrazione fluisce senza sosta attraverso mondi incantati e diversi tra loro: dal ritmo travolgente del Trepak che accompagna la danza russa, alle melodie squillanti e sinuose che guidano la danza dei cinesi e degli arabi; mentre il maestoso Waltz of the Flowers avvolge l’intero ensemble in un trionfo di leggerezza e armonia.
A completare il tutto, la scenografia e le luci hanno costituito una cornice perfetta alla narrazione fiabesca, senza appesantire la coreografia o distogliere l’attenzione da essa. L’alternarsi di mondi, dalla grande sala da ballo alla foresta incantata, al regno dei dolci, ha aumentato la magia del racconto, traslando il teatro da una dimensione all’altra, sempre accompagnati da una voce vibrante che sosteneva e avvolgeva la danza senza mai sovrastarla.
Ballerine e ballerini sospesi in aria
Oltre alla bellezza delle musiche tra le cose che più colpiscono lo spettatore c’è la consapevolezza del movimento e del corpo: esso arriva a tal punto da far sembrare le ballerine e i ballerini sospesi in aria, burattinati da un filo che li porta verso l’alto ma, nonostante ciò, la leggerezza non affievolisce comunque la potenza del movimento, la tensione del corpo e la precisione di ogni ballerino, che vede materializzarsi, in una sera, il lavoro e il sacrificio di mesi.

Musica: Pëtr Il’ič Čajkovskij Photo by Massimiliano Donati
L’effetto suggestivo che il balletto dà, infatti, non è dato solo da una coreografia, ma da qualcosa di più profondo: questo perché il lavoro che c’è dietro è tale che il movimento del corpo non accompagna più solo la storia ma ne è la sua essenza più profonda, il centro nevralgico dal quale tutta la narrazione si sviluppa con delle sinapsi complesse e articolate.
Il ballo non diventa, quindi, la spettacolarizzazione del sentimento ma il cuore stesso di quest’ultimo.
Un altro elemento che colpisce lo spettatore è che, seppur lo spettacolo ha visto l’alternarsi di variazioni, fatte da singoli, ed ensemble, che coinvolgono tutto il corpo di danza, nessuno rimaneva anonimo.
Corpo di ballo, un esempio di collettività
È allora importante riconoscere come in un corpo di ballo, proprio come un corpo vero, il singolo elemento non si disperde, non si aliena, ma si armonizza con l’assoluto più grande costituito dal gruppo.
La voce individuale del personaggio si apre infatti in uno spazio di libertà che nasce tra due confini: la collettività di un balletto, fatto ad incastri e simultaneità e l’importanza di ogni singolo ballerino.
Ecco che nel balletto esiste un equilibrio che oggi, più che mai, può offrirci uno sguardo nuovo sul mondo dove viviamo, fatto da due polarità: da un lato la celebrazione dell’individualismo sterile, dall’altro una società che punta all’omologazione e all’alienazione.
In una dimensione come questa, l’arte, soprattutto la danza, ci insegnano che l’identità più piena, quella che risuona davvero, può nascere anche quando il singolo trova posto in un insieme che gli appartiene, che lo armonizza al resto, non solo quando se ne distingue.
Se il primo passo, dunque, è quello di essere consapevoli del proprio movimento – nel palco e nella vita- il passo successivo è dare forma a quell’insieme e darsi forma, nell’insieme.
Perché, l’arte del balletto è prima di tutto un esercizio di armonia: è con la completezza della propria individualità che si può trovare un proprio spazio all’interno della collettività.






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