Sport giovanile, Giulio Mola: «Calciatore di 9 anni “licenziato” dai Pulcini, non può essere così»

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Il giornalista, durante Overtime. ha presentato il suo libro Piccoli calciatori, grandi sogni. Splendori e miserie del calcio giovanile, in cui mette in risalto il comportamento dei genitori sugli spalti e nelle squadre


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«Il calcio giovanile si può vedere come un iceberg, che sotto nasconde molto». Così lo descrive Giulio Mola, giornalista e autore del libro Piccoli calciatori, grandi sogni. Splendori e miserie del calcio giovanile (Diarkos 2026).

«Troppo spesso – continua – ci si preoccupa di trovare il campione, la star, ma ci si dimentica che lo sport è divertimento. Molti adulti però si sono scordati questa cosa, in primis i genitori».

L’autore ha dialogato ieri, durante un incontro nell’ambito della sedicesima edizione dell’Overtime festival, nella sede di Play Marche in Piazza della libertà a Macerata. Pubblico e autore hanno riflettuto insieme su ciò che va, ma soprattutto su ciò che non va del calcio giovanile.

«Spesso nel calcio, non si riesce a sviluppare un linguaggio didattico adeguato» queste le parole di Dario Ricci, giornalista e storica voce di Radio 24, che ha intervistato il giornalista.

L’ascolto, la prima cosa

I bambini e le bambine dovrebbero solo divertirsi pensare a giocare, ed è per questo che Giulio Mola ha pensato a questo libro come se fosse un diario su come ognuno di noi può riuscire a migliorare lo stato delle cose., per un cambiamento dal basso possibile. «Cattive pratiche, portano ad un trauma – sottolinea Ricci – Da questo trauma un ragazzo o una ragazza può anche decidere di smettere di fare sport. Sappiamo anche che l’attività fisica impatta sul nostro sistema sanitario nazionale. Dal momento che tu, educatore, rompi questa catena, hai fallito».

Per questo motivo si parte prima, sempre dall’ascolto, bisogna parlare e ascoltare i ragazzi, sentire come stanno: «Non focalizzarsi sul risultato, ma chiedere “come stai?” o “Ti sei divertito?” Instaurare un dialogo con loro. Non imporre le proprie idee ma sentire le loro necessità» afferma Giulio Mola.

L’iceberg del calcio giovanile

Spesso durante le partite dei propri figli, si assiste a scene che non hanno nulla a che vedere con lo sport.  Ci sono adulti attaccati alla rete ad urlare, sbraitare: «Durante una partita di mio figlio – racconta Mola – ho sentito un genitore dagli spalti gridare al figlio di rompere le gambe al numero sedici, che era il mio bambino. Ora io avrei potuto dimenticarmi di essere un giornalista e un padre, andare sugli spalti e cominciare una rissa, oppure tapparmi le orecchie e ignorare. Ho scelto la seconda e lasciare che fossero i dirigenti a richiamarlo.

Ma queste persone non devono esserci e devono essere gli altri adulti e proprio i dirigenti della squadra a dire “adesso basta”. I ragazzi si devono solo divertire e non ascoltare che cosa dice un genitore frustrato».

Dario Ricci presenta il libro di Giulio Mola: “Piccoli calciatori grandi sogni”

Purtroppo, però, casi così ne esistono parecchi e le risse sono all’ordine del giorno: «Durante un torneo così alla buona in cui giocava mio figlio, c’era un nonno sugli spalti che ha insultato per tutto il tempo un giocatore. Al termine della partita il giocatore insieme al padre, che tra l’altro era anche l’arbitro, sono andati a brutto muso da questo nonno. Per fortuna siamo intervenuti per frenare la rabbia di questo padre. Però questi comportamenti non dovrebbero esserci».

Anche i dirigenti sbagliano

Ma se da un lato ci sono i genitori, dall’altra parte, a volte anche i dirigenti sbagliano: «Purtroppo mi è capitato di leggere una mail indirizzata ad un bambino di nove anni, inviata da una squadra anche abbastanza conosciuta – afferma Mola, preferendo non rivelare il nome della società – in cui si scriveva a questo ragazzino, che a quell’età faceva i pulcini, “non rientri più nei piani”. Come se fosse un licenziamento, una mail strana che a quell’età non si dovrebbe ricevere».

Per fortuna sono molte anche le società che sono attente a queste cose, che anziché pensare al risultato, dopo la partita chiedono ai ragazzi come stanno, se si sono divertiti o che sono sempre pronti a prendere e buttare fuori un genitore che si altera troppo sugli spalti.

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Mola fa delle proposte, che partono innanzitutto dall’ascolto diretto dei ragazzi e delle ragazze. «Le cose possono anche cambiare dal basso» sottolinea Mola.

Bisogna comportarsi bene sugli spalti, evitare scene tristi e violente, anche perché questo i ragazzi poi lo sentono: «A volte mi è capitato che fossero proprio i giocatori, che una volta finita la partita andassero dai genitori a rimproverarli per come si erano comportati sugli spalti».

Ma soprattutto non bisogna fare finta di nulla. Se qualche adulto dalla tribuna sbraita insulti verso dei ragazzini che stanno giocando una semplice partita, parla con tuo figlio o tua figlia non dire: «Sono frasi che si dicono» perché non è normale.

Il libro di Giulio Mola presentato ieri alla sedicesima edizione dell’Overtime festival a Macerata

Lo sport deve trasmettere dei valori, sicuramente tra questi non c’è la cattiveria: «È importante che chi gioca non si incattivisca e faccia falli di reazione. Non ascoltando i facinorosi e concentrandosi sul campo».

Il libro racconta tanti aneddoti visti da Giulio Mola, giornalista sportivo ma soprattutto padre che ha seguito per tanti anni il figlio durante le sue partite, diventando testimone anche di scene discutibili. Mola ci dice che un calcio diverso, uno sport diverso è possibile. Però bisogna partire dal rispetto reciproco e soprattutto dall’ascolto.


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