
Un regalo può essere molto di più dell’oggetto in sé. Può diventare simbolo di legami profondi. È accaduto a Corridonia dove bambini e bambine della scuola primaria di Colbuccaro hanno donato delle bambole Pigotte dell’Unicef, fatte da loro con il sostegno di docenti e familiari, ai nonnini e alle nonnine della casa di riposo.
Adotta una Pigotta
Un percorso cucito da tante mani, fatto di piccoli gesti e grandi significati. È questo lo spirito di “Adotta una Pigotta“, il progetto a cui ha aderito la scuola primaria di Colbuccaro in collaborazione con il Comitato Unicef di Macerata, trasformando ago, filo e materiali di riciclo in strumenti di solidarietà, incontro e educazione.
«L’iniziativa – scrive la scuola – scelta e condivisa dall’intero plesso all’inizio dell’anno scolastico, ha coinvolto alunni, alunne, docenti e famiglie in un vero e proprio patto educativo. Le Pigotte hanno preso forma lentamente, tra i banchi di scuola e nelle case, attorno a tavoli dove si sono incontrate generazioni diverse: bambini, bambine, genitori, nonni e nonne. Un lavoro paziente e corale, fatto di tempo donato, mani che insegnano e storie che si intrecciano».
Non solo solidarietà a distanza
Ogni bambola adottata contribuirà a sostenere le attività dell’Unicef nel suo impegno fondamentale di raggiungere e proteggere ogni bambino in pericolo, portando cure, istruzione e diritti dove ce n’è più bisogno. Ma il progetto non si è fermato al gesto simbolico della solidarietà a distanza.

«Durante il percorso – continua la scuola – è nato infatti un desiderio in più: fare in modo che quelle Pigotte diventassero anche presenza concreta sul territorio. Così gli alunni e le alunne hanno deciso di donare le loro creazioni ai nonni della Casa di Riposo di Corridonia, già incontrati negli anni passati in altre esperienze di condivisione. Un incontro naturale, quasi inevitabile, perché alcune strade percorse con il cuore continuano a chiamarti.
Le Pigotte come carezze cucite
Le Pigotte sono così arrivate tra mani che conoscono il valore dell’attesa e della memoria, trasformandosi in carezze cucite, in ponti tra generazioni, in occasioni di dialogo e sorriso. Non semplici bambole, ma storie di solidarietà, attenzione e relazione.

Questa iniziativa racconta una scuola che educa senza proclami, che include senza rumore, che sceglie di esserci. Una scuola che insegna ai bambini che la solidarietà non è un concetto astratto, ma un verbo da vivere, fatto di gesti piccoli che, se condivisi, sanno diventare luce.
Un grazie va ai bambini, alle famiglie, ai nonni, all’Unicef, a Patrizia Scaramazza presidente della sezione di Macerata, e a tutte le docenti e i docenti che hanno creduto e promosso questo percorso. E grazie a chi ha accolto questo dono, rendendolo ancora più grande».



