
Ormai da diversi anni l’IIS Filelfo di Tolentino in collaborazione con Compagnia della Rancia e Cronache Junior porta avanti il progetto “Voci dal teatro”, volto alla sensibilizzazione del linguaggio teatrale da un lato e alla valorizzazione delle eccellenze dall’altro. In particolare una redazione scelta, composta da sei studentesse del liceo classico e scientifico, partecipa agli spettacoli della stagione del Teatro Vaccaj di Tolentino in posti riservati, e scrive una breve recensione, arricchita spesso da interviste agli attori e alle attrici. Il progetto vede coinvolte Alessia Reggio 5A scientifico, Anita Parrini 5A scientifico, Virginia Bagalini 5A scientifico, Emma Pucciarelli 4B classico, Emma Migliorelli 4B classico, Sofia Baldassini 4B classico sotto la guida e la supervisione delle docenti referenti del progetto, Cristina Lembo e Sandra Cola.
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È andato in scena nei giorni scorsi al teatro Vaccaj “November”, spettacolo di David Mamet, approdato a Tolentino grazie alla regia di Chiara Noschese e alla traduzione di Luca Barbareschi.

La storia narrata è quella di Charles Smith, presidente uscente degli Stati Uniti che, alla fine del suo mandato, si ritrova a dover fare i conti con un calo di consensi e fondi quasi esauriti: così, per poter essere rieletto, tenta diversi stratagemmi che lo rendono protagonista di situazioni assurde e comiche.
Manipolazione del potere e satira pungente
Lo spettacolo si sviluppa attraverso un incalzante crescendo di situazioni paradossali e diversi malintesi, che conferiscono al tutto una leggerezza che coinvolge il pubblico, grazie anche alla presenza di una satira pungente e profondamente attuale riguardo la manipolazione del potere.

La scenografia non cambia, ma è l’energia dei personaggi, con le loro personalità eccentriche, che creano la dinamicità giusta per poter tenere sempre alta l’attenzione del pubblico, che si ritrova immerso in un ufficio quasi surreale, dai dettagli stravaganti, governato da una logica tanto assurda quanto riconoscibile.
Personaggi lungo traiettorie ben definite
Ogni personaggio si muove con determinazione lungo una traiettoria ben definita, spinto da obiettivi personali e spesso inconciliabili con quelli degli altri.
Smith è ossessionato dalla propria rielezione e cerca di mantenere il controllo a ogni costo, sostenuto solo apparentemente da Brown, che si mostra invece disilluso e rassegnato; Clarice Bernstein invece, la segretaria del presidente, vorrebbe solo avere la possibilità di sposare legalmente la sua compagna.
Nonostante le differenze, però, tutti i personaggi condividono una radice comune: il bisogno di salvarsi, di trovare un senso alla propria esistenza in un contesto che sembra continuamente sfuggire al controllo di ognuno di loro.
Un meccanismo teatrale che fa ridere e pensare
In questo intreccio di ambizioni, fragilità e contraddizioni, il ritmo serrato e i dialoghi brillanti costruiscono un meccanismo teatrale capace di divertire e far riflettere allo stesso tempo: la comicità diventa, dunque, uno strumento per svelare verità scomode e si fa interprete di una realtà più grande, che ha un forte impatto sull’attualità.

Il presidente è un personaggio estremamente autoironico che a ogni sua parola sottolinea il paradosso e l’ipocrisia dietro le sue azioni. Tra telefonate improbabili, accordi poco etici, ricatti e guerre ingiustificate, ci vengono presentate situazioni che appaiono assurde sul palco, ma che sono purtroppo reali e tragiche al giorno d’oggi.
Un’opera preveggente
«Mamet è una penna abilissima: ha scritto questo testo nel 2008 e noi stiamo vivendo adesso, in questo momento storico, ciò che lui racconta nello spettacolo. Questo testimonia l’assurdità e allo stesso tempo la genialità del suo testo», racconta Chiara Noschese, regista e attrice interprete di Bernstein.
È proprio grazie a questa estrema attualità dell’opera che il pubblico si sente coinvolto. Le notizie che ogni giorno ascoltiamo in televisione non suscitano più angoscia e paura, ma un riso disincantato che permette di lasciare il teatro con un’amara consapevolezza: la finzione non è poi così lontana dalla realtà e sta a noi scrivere il lieto fine di questo spettacolo che è la storia umana.


