Non solo street art, Morden Gore crea un corto animato con il figlio Riccardo

Lo street artist maceratese porta avanti la tradizione familiare di una produzione creativa a Natale. Quest'anno ha alzato l'asticella con "Gorath: il tiranno puzzone" che la dice lunga sul potere e le ingiustizie

Carlo Cicarè, in arte Morden Gore con il figlio Riccardo
Carlo Cicarè, in arte Morden Gore, con il figlio Riccardo

di Alessandra Pierini

Quattro amici che si uniscono per combattere un tiranno. È questo il tema attualissimo del corto animato “Gorath:il tiranno puzzone” creato dallo street artist maceratese Carlo Cicarè, in arte Morden Gore, e dal figlio di quattro anni Riccardo.

Una tradizione familiare

«L’idea del corto animato nasce da una “tradizione familiare” – spiega – durante le vacanze di Natale, ormai da tre anni, io e mio figlio Richi passiamo molto tempo a inventare storie insieme e a trasformarle in qualcosa di concreto».

Il secondo libro di Carlo Cicarè, in arte Morden Gore con il figlio Riccardo
Il primo libro

Un modo si passare del tempo insieme che ha preso concretezza: «Due anni fa, quando aveva solo due anni, abbiamo scritto una storia semplicissima sull’importanza delle connessioni familiari, indipendentemente dalla loro forma o dal loro aspetto. Io la traducevo in disegni e gliela leggevo come fosse un libro illustrato; gli piaceva così tanto che decidemmo di stamparla e farne un piccolo libretto, molto amatoriale ma sentito».

Il secondo libro

Il primo libro di Morden Gore e Riccardo
Il secondo libro

Un progetto che li ha incoraggiati ad andare avanti: «L’anno successivo – ricorda Morden Gore – abbiamo alzato un po’ l’asticella: abbiamo scritto una nuova storia sul coraggio, ispirata liberamente a un racconto di Sepúlveda, e l’abbiamo trasformata in un vero libro, stampato con copertina rigida e una maggiore cura grafica».

La preistoria per capire l’attualità

Quest’anno la decisione di spingersi oltre e provare a realizzare un corto animato.
«Tutti e tre i progetti sono ambientati in un mondo preistorico – fa notare lo street artist –  Richi è un grande appassionato di dinosauri e, per renderlo ancora più coinvolto, il protagonista delle storie è sempre lui».

Il corto approccia addirittura alla filosofia, oltre che essere molto sul pezzo rispetto alle vicende che stanno interessando il mondo intero di questi tempi.

Gorath, il tiranno puzzone
Gorath, il tiranno puzzone

«La trama di “Gorath: il tiranno puzzone” nasce da una riflessione più ampia.
Prende ispirazione, per grandi linee, da alcuni concetti centrali del pensiero di Marx ed Engels: l’importanza dell’unione, della solidarietà e della presa di coscienza collettiva di fronte a chi esercita il potere solo per dominare. Ovviamente tutto questo viene tradotto in una forma narrativa semplice e ironica: un tiranno che opprime un popolo che, in realtà, vorrebbe solo vivere in pace.

La storia è stata impostata da me, ma Richi ha contribuito in modo decisivo, apportando modifiche, trovando soluzioni più dirette e spesso più giuste di quelle che avevo pensato io. In questo senso il racconto è davvero il risultato di uno scambio, non di un’imposizione dall’alto».

Un corto tra sperimentazione tecnologica e vecchi sistemi

A dare una mano quest’anno è intervenuta anche la tecnologia: «Dal punto di vista produttivo, il corto è anche una sperimentazione tecnologica. Essendo molto appassionato di tecnologia applicata all’arte, circa il 90% del progetto è stato realizzato utilizzando diversi strumenti di intelligenza artificiale: dalla creazione dei personaggi alle animazioni, dalle musiche alle voci, con l’unica eccezione della voce di Richi, che si è doppiato da solo. Il restante 10%, montaggio e missaggio, è stato fatto in modo tradizionale, “alla vecchia maniera”».

Quattro amici e amiche si uniscono per combattere il tiranno
Quattro amici e amiche si uniscono per combattere il tiranno. Tra loro c’è Richi che si è autodoppiato

Riccardo ha avuto un suo ruolo ben definito, «lui è il direttore creativo» sottolinea Morden Gore, è lui che indica la strada.
«Richi ha seguito ogni fase del processo creativo. Ha partecipato attivamente alle scelte stilistiche: dal look dei personaggi (3 suoi amici) alle ambientazioni, dai dialoghi alle musiche. Se fosse stata una produzione cinematografica vera e propria, probabilmente lui sarebbe stato l’art director».

Il cambiamento è nel riconoscersi comunità

Il cortometraggio (spoiler: a lieto fine) non pretende di avere una morale ma di certo insegna qualcosa. «La chiave di lettura più profonda del corto – conclude il papà street artist – è filosofica, anche se raccontata in modo semplice.

Gorath parla del potere e di come spesso funzioni solo finché chi lo subisce si sente solo. Nel momento in cui i personaggi iniziano a riconoscersi come comunità, il potere del tiranno si sgonfia. È un’idea molto cara a Marx: il cambiamento non nasce dall’eroe solitario, ma dalla consapevolezza collettiva.

Raccontata ai bambini e alle bambine, questa diventa una lezione elementare ma fondamentale: stare insieme, aiutarsi e non accettare come “naturale” ciò che è ingiusto. Non è una storia contro qualcuno, ma una storia a favore di qualcosa: della collaborazione, dell’empatia e della possibilità di immaginare un mondo più equo, anche partendo da un Tirannosauro puzzone. Quanto mai attuale».

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